All'attacco, Bambini!

di Giorgio Gagliardi

sabato 1 dicembre 2018

La farsa della pseudocarità: Rohingya e Siriani nelle fosse comuni, bambini traumatizzati negli asili, nelle ONG internazionali “volontari” che danno cibo in cambio di sesso: di bene in meglio come sempre./The Farce of Fake Charity: Rohingyas and Syrians Thrown in Mass Graves, Children Traumatized at Nursery School, International “Volunteer” Non-Governmental Organizations Giving Food in Exchange for Sex: Better and Better, as Usual!

1a) Bimbi di 3 anni picchiati e legati con la corda: “Siete pappamolli”. Quattro maestre arrestate (N.d.R.: 110 parlamentari italiani contro la legge dei video negli asili)


I fatti alla scuola materna Montessori di Capurso, in provincia di Bari. Le maestre (ora ai domiciliari) avrebbero spintonato i bambini, presi a schiaffi sulle braccia e sul volto, trascinandoli fino a farli cadere o costringendoli a stare col capo riverso sul banco, oltre a intimorirli con le parole.


CRONACA ITALIANA 26 OTTOBRE 2018 09:52 di Biagio Chiariello


Prendevano a schiaffi i bambini, sulle braccia e sul volto, li spintonavano a terra e li trascinandoli fino a farli cadere o costringevano a stare col capo riverso sul banco, oltre a intimorirli con le parole. Per questo motivo quattro maestre della scuola materna Montessori di Capurso, in provincia di Bari, sono finite agli arresti domiciliari. Sono ritenute responsabili di gravi maltrattamenti a carico dei propri alunni, tutti bambini di tre anni. I carabinieri del comando provinciale hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip nei confronti di M.L., 52 anni originaria della provincia di Lecce, M.L., 63enne, B.N., 47enne, e V.A., 49enne, originarie della provincia di Bari.


I militari “a seguito di accurata e specifica attività di indagine”, hanno accertato e verificavano che le quattro maestre, “sia autonomamente che talora in concorso”, nell’anno scolastico 2017/2018, rendevano “dolorose e mortificanti le relazioni con i bambini”, a loro affidati per cura ed educazione, assumendo “comportamenti vessatori e violenti” nei loro confronti. Come detto, i piccoli venivano strattonati fino a farli cadere, schiaffeggiati o costretti a rimanere in un angolo della classe con il volto rivolto verso il muro o con le mani dietro la schiena, per periodi prolungati. Le maestre minacciavano gli alunni, dicendo loro che "sarebbero stati legati con la corda", che "avrebbero avuto le botte", che "sarebbero stati portati in caserma dai carabinieri dove un cane gli avrebbe dato un morso". A questo seguivano anche offese e mortificazioni verbali. I bambini venivano classificati e definiti "monelli, cattivi, scostumati, maleducati, monellaccio di strada, rimbambiti e pappamolli".


(Continua su: https://www.fanpage.it/bimbi-di-3-anni-picchiati-e-legati-con-la-corda-siete-pappamolli-quattro-maestre-arrestate/ - http://www.fanpage.it/).

  

1b) Bari. Maestre violente, schiaffeggiavano e maltrattavano i bimbi di una scuola materna


I carabinieri hanno documentato le violenze delle quattro insegnanti

Quattro maestre sono state arrestate - e ora si trovano ai domiciliari - dai carabinieri del comando provinciale di Bari.


Le quattro insegnanti di una scuola materna della provincia di Bari - rispettivamente di anni 47, 49, 52 e 63 - sono ritenute responsabili di gravi maltrattamenti a carico dei loro alunni.


I militari hanno accertato che le quattro, sia quando lavoravano da sole che a volte insieme, durante l'anno scolastico 2017/2018, hanno adottato comportamenti violenti nei confronti dei bimbi, spintonandoli, strattonandoli, a volte trascinandoli fino a farli cadere e, in alcuni casi, schiaffeggiandoli alle braccia e sul volto.


Ai piccoli, veniva imposto di rimanere con il capo riverso sul banco, in posizione sottomessa ed in caso di rifiuto erano costretti con forza a tenere quella posizione.


Ma non solo, erano anche costretti a rimanere in un angolo della classe con il volto rivolto verso il muro, a volte con le mani dietro la schiena, per periodi prolungati.


Le maestre minacciavano inoltre i bambini, intimorendoli che sarebbero stati legati con la corda, che sarebbero stati picchiati, che sarebbero stati portati in caserma dai carabinieri dove un cane gli avrebbe dato un morso.

Non meno mortificanti gli epiteti con cui venivano classificati i bambini definiti "monelli, cattivi, scostumati, maleducati, monellaccio di strada, rimbambiti e pappamolli".


(Unioneonline/s.a. - Continua su https://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2018/10/26/maestre-violente-schiaffeggiavano-e-maltrattavano-i-bimbi-di-una-137-789107.html).

 

Insomma queste videocamere le mettono gli italiani a protezione dei bambini piccoli e piccolissimo che popolano gli asili nido e le materne o si deve aspettare ancora un po’? La legge era in arrivo da un pezzo, ma nessuno si è fatto avanti per pubblicarla e soprattutto per farle fare il solito giro dei parlamentari che sono “in tutt’altre faccende affaccendati, ma in queste cose sono morti e sotterrati”. E così continuiamo ad assistere a situazioni di bambini percossi nel fisico e distrutti nello spirito: ma che importa? Si va avanti così con annunci, che finora hanno lasciato il tempo che trovano (tranne che a Milano, che ha iniziato a metterle in tutti gli asili/asili nido ed anche in altri siti non meglio conosciuti, ma su iniziative locali).

È pazzesco (per il sottoscritto) quanto si legge a pag. 8 de’ L’Avvenire del 24/10/2018 (tutti i diritti riservati all’autore e alla testata) che la proposta è stata sottoscritta da 404 parlamentari, mentre 110 hanno votato contro. Si vorrebbe tanto sapere se questi 110 parlamentari contrari a difendere i minori della gente comune dalla botte delle maestre hanno (per caso) dei nipoti, nipotini o figli agli asili nido non-VIP (ma della gente comune) e come reagirebbero se venissero a sapere che anche i loro piccoli sono stati picchiati dalle maestre in modo brutale. Si rimangerebbero la votazione o non farebbero nulla? Rispondano quegli italiani che hanno avuto o hanno ancora figli in quelle situazioni, magari non ancora emerse.

La notizia dovrebbe rallegrare le famiglie, ma il sottoscritto ci crede poco, perché la legge, che proviene da più proposte di legge ormai nel dimenticatoio di governi precedenti, di cui l’ultima del 2016, (giacente da cinquantasei anni - leggete bene: 56 anni) inascoltata dal 1971 (n.1044), per poi essere riproposta nel 1980, è stata riesumata e modificata per le situazioni attuali (sempre quelle: botte sopra botte, urla e parolacce, notizie che spesso compaiono/scompaiono sui media), deve ancora viaggiare tra i meandri dei parlamenti. E intanto altri bambini saranno picchiati, anche se c’è allerta generale: si griderà ancora alla distruzione di menti che si stanno formando, ma non sono quelle dei VIP ed allora importa meno perché è gente che non andrà quasi mai al comando: per quello fanno già la fila i VIP. Aspettiamoci ancora di leggere queste notizie se non vengono accantonate: tanto sono 56 anni che se ne parla.

 

2) Pero, maltrattamenti all’asilo: schiaffi e calci a bambini di due anni, arrestato maestro

 

Un maestro d’asilo di 64 anni è stato arrestato dai carabinieri di Pero per maltrattamenti nei confronti di bambini tra i due e i cinque anni di età. Almeno 42 gli episodi documentati grazie alle telecamere nascoste installate in una scuola d’infanzia del comune alle porte di Milano: nei video si sentono e vedono urla, schiaffi, calci e strattoni ai danni dei piccoli.

 

CRONACA LOMBARDIAMILANORHO 29 NOVEMBRE 2018 10:19 di Francesco Loiacono

 

Un altro "asilo degli orrori" è stato scoperto dai carabinieri a Pero, alle porte di Milano. Un maestro di 64 anni è stato arrestato per maltrattamenti nei confronti dei suoi piccoli alunni e si trova adesso ai domiciliari. Le indagini, durate circa un mese, hanno consentito di ricostruire 42 episodi violenti nei confronti dei bambini che frequentavano una scuola dell'infanzia del Comune di Pero. Si tratta di bimbi di età compresa tra i due e i cinque anni: le telecamere nascoste installate nell'asilo dai carabinieri hanno documentato gli episodi ai loro danni. Il maestro urlava contro i piccoli e li rimproverava in maniera molto severa. Spesso però andava anche oltre i rimproveri verbali e passava alla violenza fisica: i bambini venivano schiaffeggiati, strattonati e in alcuni casi anche presi a calci, come accadeva ad esempio in caso di litigi o di bambini che non ne volevano sapere di addormentarsi. L'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari per il maestro, un cittadino italiano, è stata emessa dal giudice per le indagini preliminari di Milano ed eseguita questa mattina dai carabinieri della tenenza di Pero.

 

Pochi giorni fa l'approvazione di una legge regionale sulle telecamere negli asili. L'arresto del maestro arriva solo pochi giorni dopo l'approvazione, da parte del Consiglio regionale della Lombardia, di un progetto di legge che prevede agevolazioni per quegli asili che decideranno di dotarsi di telecamere a circuito chiuso proprio contro i maltrattamenti ai danni dei bambini. Il Pirellone ha approvato uno stanziamento di 600mila euro per quelli strutture – nidi e micronidi – che volontariamente decideranno di dotarsi di telecamere, le cui immagini poi potranno essere visionabili solo dall'autorità giudiziaria a seguito di denuncia.

 

(Continua su: https://milano.fanpage.it/pero-maltrattamenti-allasilo-schiaffi-e-calci-a-bambini-di-due-anni-arrestato-maestro/ - http://milano.fanpage.it/)

 

Solo in Lombardia promulgano leggi per tutelare i bambini negli asili dalle eventuale, ma sempre presenti violenze. Il problema irrisolto è che non si pensa alla funzionalità degli adulti che controllano ed educherebbero i bambini. Circa 20 anni fa a Losanna è stato fatto un convegno su questo argomento (se me è già scritto più volte) e le conclusioni, mai applicate, erano di fare del colloqui e test agli insegnati per valutare la loro professionalità al servizio, non implicando licenziamenti ma individuando altri spazi in cui potrebbero inserirsi persone con problemi ed assisterli nelle loro disfunzioni. Ma allo stato attuale si tratta solo di parole, parole e conclusioni quasi nulle. Complimenti, stato! Lasciamo ancora incidere questo grave problema sulla pelle e sulle menti dei bambini. Lo stato ha altre preoccupazioni più importanti che non proteggere i cittadini italiani più bisognosi di cure ed educazione.

 

È inutile che si continuino a pubblicare queste notizie che si riferiscono ad atti di pura crudeltà e di cui si parla in questo blog da quando è stato avviato, se da allora è cambiato pochissimo.

 

I giornali pomposamente citano programmi sul da farsi da parte dello stato, che non c’è proprio, se non per bersagliare chi sbaglia sulla pelle dei bambini non propri. È questa la situazione e la scusa è sempre quella: «Non ci sono soldi». Ma i soldi ci sono per divertimenti pubblici, come quello di Torino di qualche tempo fa e i moltissimi altri eventi programmati per allietare popolazioni di certe città, lasciando al’asciutto altre! Ma si sa come è stato fatto un condono per Ischia, che, guarda caso, era un seggio dove è stato eletto un ministro, che ha avviato il condono: e nessuno dice nulla o, se fa qualche smorfia, viene subito zittito.

 

Intanto, come si ripete fino alla noia, i bambini che sono coinvolti avranno conseguenze di ogni tipo, perché il corpo non dimentica né condona, mette tutto nell’inconscio e quello che ne uscirà dopo anni sarà colpa del bambino, dei genitori, degli insegnati del momento, ma non di quelli che hanno provocato il danno e che, magari, sono stati puniti con un trasferimento (grande punizione degna dell’Italia)! Negli USA la situazione sembra essere diversa: ci sono anni di galera per chi fa subire ai bambini danni psicologici e fisici, ma siamo in un altro continente che non capisce nulla di educazione.

 

Lo sbando è mal percepito anche dagli attuali ministri che litigano per le pensioni d’oro e promettono fuoco e fiamme, ma in realtà tutto resta come prima se non peggio di prima. Se poi qualche papà prendesse qualche iniziativa armata contro qualche maestra, ci sarà subito grida e urla contro il papà che difende i diritti dei suoi figli e non le paranoie di quelle maestre stressate e violente che non ce la fanno più: ricordo, anche se si tratta ormai del passato remoto, di come le suore che erano presenti negli ospedali psichiatrici venissero cambiate ogni due anni per la salute di tutti. Le insegnanti no, devono tenere ben stretta la propria professione per non trovarsi fuori gioco per una malattia, infortunio, crisi esistenziale, mobbing, consideriamo che ora gli insegnanti vengono aggrediti fisicamente dagli alunni anche alle elementari; ma questo è un altro discorso.

 

3) Myanmar, siluro dell'Onu sul Nobel Aung San Suu Kyi: "Dovrebbe dimettersi". – ESTERI, 30 agosto 2018 - 08:30:00

 

L'Alto commissario al Hussein: "Ha giustificato i militari"

Duro attacco dell'Alto commissario Onu per i diritti umani, Zeid Ra'ad al Hussein, alla leader di fatto di Myanmar, Aung San Suu Kyi, per il suo ruolo durante la crisi della minoranza musulmana dei Rohingya.

San Suu Kyi, dice al Hussein in un'intervista alla Bbc, "avrebbe dovuto dimettersi" invece di coprire l'operato dei militari, accusati in un recente rapporto Onu di avere affettuato una vera e propria pulizia etnica nei confronti dei Rohingya. Il tentativo della Nobel per la Pace di giustificare le azioni dei militari, afferma al Hussein, che è al termine del suo mandato, è stato "profondamente deplorevole".

 

(Continua su: http://www.affaritaliani.it/esteri/myanmar-siluro-onu-sul-nobel-aung-san-suu-kyi-dovrebbe-dimettersi-557473.html).

 

4) Rohingya, rapporto Onu: "Legati agli alberi e torturati"

 

L'atto d'accusa contro la Nobel Aung San Suu Kyi: «Ha lasciato che si commettessero crimini atroci»

 

Manuela Gatti - Mer, 19/09/2018 - 08:25

 

Ciò che era stato adombrato a fine agosto, con la pubblicazione della sintesi del rapporto Onu sui Rohingya, ora è spiegato nei (crudi) dettagli.

 

Donne legate per i capelli o per le braccia ad alberi e poi stuprate, bambini ricacciati dentro le case in fiamme, mine piazzate in corrispondenza delle vie d'uscita dei villaggi. E ancora, torture con bastoni di bambù, sigarette e cera bollente e uccisioni indiscriminate. Le 440 pagine stilate da una commissione ad hoc, e presentate ieri in versione integrale all'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, sono un primo tentativo di raccontare gli abusi sulla minoranza musulmana e su altri gruppi etnici residenti nel Myanmar per mano dell'esercito birmano, il Tatmadaw, accusato dall'Onu di «genocidio». Il Paese guidato dal premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi ha rimandato le accuse al mittente, sostenendo che il rapporto non sia oggettivo perché basato sulle testimonianze dei rifugiati e delle ONG attive sul territorio, anche se è stato proprio il governo birmano a vietare l'accesso al Paese ai commissari internazionali.

 

«Non mi sono mai trovato davanti a crimini così orrendi e su scala così vasta», ha detto Marzuki Darusman, capo della missione. Lui e i suoi uomini hanno speso 15 mesi a tentare di ricostruire l'escalation di violenze, concentrata soprattutto nelle regioni di Rakhine, Shan e Kachin. Violenze che hanno raggiunto l'apice nell'agosto del 2017, dopo che alcuni militanti Rohingya hanno attaccato con coltelli e piccoli ordigni le postazioni della polizia birmana. A quel punto è scattata l'operazione di pulizia etnica, che ha portato oltre 700mila membri della comunità a fuggire in Bangladesh (e più di 1.700 stanno ancora attendendo di attraversare il confine). Stime molto precarie parlano di 10mila persone uccise solo tra agosto e settembre del 2017. Tra i crimini più «oltraggiosi e frequenti», come si legge nel documento, ci sono gli stupri. Testimoni oculari hanno parlato di ragazze e donne nude che cercavano di fuggire tra la foresta e di villaggi disseminati di cadaveri con «grandi quantità di sangue visibile tra le gambe». A proposito degli insediamenti, sono circa 400 quelli rasi al suolo. Ma gli investigatori delle Nazioni Unite non hanno risparmiato critiche nemmeno ai loro colleghi presenti in Myanmar, sostenendo che si sia preferito dare priorità allo sviluppo e all'accesso dei gruppi umanitari al Paese piuttosto che badare ai diritti umani. Contestato anche Facebook, accusato di aver contribuito alla diffusione di disinformazione e hate speech.

 

Alla luce del rapporto, l'Onu ha proposto che i leader delle forze armate birmane siano processati per genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra. Sostiene poi che l'esercito vada posto sotto il controllo civile, privato della quota di parlamentari che ha la facoltà di nominare (un quarto del totale) e, se necessario, totalmente dissolto e ricostruito.

 

Ma per la minoranza i timori non finiscono qui. Il Bangladesh, dove molti di loro sono fuggiti, è pronto a trasferire una sessantina di famiglie - ma l'obiettivo è raggiungere le 100mila persone - in un isolotto remoto e al momento disabitato del Golfo del Bengala. Nonostante i gruppi umanitari abbiano già denunciato l'esposizione a inondazioni e uragani che lo renderebbero inadatto alla vita.

 

(Continua su: http://www.ilgiornale.it/news/politica/rohingya-rapporto-onu-legati-agli-alberi-e-torturati-1577722.html).

 

Il 24 ottobre 2017 si scriveva:

 

“ In Myanmar è in corso il genocidio dei rohingya, non possiamo far finta di nulla - Chi pensava che la liberazione e l’elezione di Aung San Suu Kyi potesse cambiare le cose oggi deve riconoscere di essersi sbagliato: in Myanmar è in corso un genocidio”. (Augusto Rubei – Continua su https://www.fanpage.it/in-myanmar-e-in-corso-il-genocidio-dei-rohingya-non-possiamo-far-finta-di-nulla/ - http://www.fanpage.it/).

 

Non dovremmo far finta di nulla e invece lo facciamo: magari prima mugugniamo, come contro il nobel che è presidente o lo era, e poi zitti. Qualche notizia locale arriva, come quella sui campi comuni dei rohingya, ma i rohingya stanno abbastanza male anche ora e non hanno alcuna  cittadinanza. Questo perché l’ONU o altro organismo internazionale dichiara di agire, mentre invece queste vittime sono sempre al solito punto di partenza, e cioè a zero.

 

Forse ci si confonde perché hanno sparato: c’è o non c’è una giustificazione per questo? che però ha provocato l’effetto contrario, cioè di far scoppiare ritorsioni militarizzate con distruzione di villaggi e persone, inclusi i bambini che erano lì??? Anche il Papa ha parlato di queste persone, ma  si è trattato di una “Vox clamantis in deserto”. Afganistan, Myanmar… li stanno aiutando, a colpi di fucile e di incendi!!!

 

5) Migranti, nessuna ong salva più i migranti al largo della Libia. Open Arms: “Andiamo in Spagna, qui ci criminalizzano”

 

Anche la ultima ONG operante nel mare di fronte alla Libia se ne va e lascia la zona scoperta. “Nelle prossime settimane ci uniremo alle operazioni di salvataggio nello Stretto di Gibilterra e nel Mare di Alboran che separano Marocco e Spagna. L’avvio di politiche disumane ha provocato non solo la chiusura dei porti di Italia e Malta, ma la paralisi di numerose organizzazioni umanitarie, come pure l’aumento del flusso migratorio verso il sud della Spagna”, recita un comunicato appena diffuso da Open Arms.

 

POLITICA ITALIANA 30 AGOSTO 2018 17:09 di Charlotte Matteini

 

Di fronte alla Libia, rotta migratoria che dal nord-Africa punta all'Italia, non c'è più nessuna ong a salvare i migranti dai naufragi. Nella giornata di oggi, anche Open Arms ha annunciato che virerà verso la Spagna e si occuperà delle operazioni di salvataggio nello Stretto di Gibilterra e nel mare di Alboran. "Per colpa della criminalizzazione delle organizzazioni non governative, siamo in balia della speculazione politica, l’Unione europea alimenta i populismi: pagano Erdogan, milioni di euro, pagano la Libia, e i trafficanti siamo noi", spiega il fondatore Oscar Camps al Corriere della Sera.

"Nelle prossime settimane ci uniremo alle operazioni di salvataggio nello Stretto di Gibilterra e nel Mare di Alboran che separano Marocco e Spagna. L’avvio di politiche disumane ha provocato non solo la chiusura dei porti di Italia e Malta, ma la paralisi di numerose organizzazioni umanitarie, come pure l’aumento del flusso migratorio verso il sud della Spagna", recita un comunicato appena diffuso dalla ONG Open Arms.

 

Nella giornata di oggi, inoltre, si è svolto un vertice Ue dei ministri della Difesa e l'Italia ha avanzato una proposta di riforma della missione Sophia che però è stata al momento rigettata, scatenando l'ira di Salvini. "Al momento non c’è consenso sulle soluzioni pratiche, ma c’è sulla necessità di trovarle. Non sarà facile. Il risultato principale della discussione di oggi è quello del pieno supporto di tutti gli stati membri all’operazione Sophia, la missione europea anti-scafisti volta a smantellare il traffico di essere umani dalla Libia", ha dichiarato l'alto commissario Ue Federica Morgherini al termine del vertice.

Si è già pubblicato che diversi personaggi delle ONG fanno tutt’altro che aiutare o pretendono dalle vittime sesso in cambio di cibo o vestiti. Perché non pubblicare nome e cognome e ONG di appartenenza di questi bravi volontari? Perché “a quanto si scrive” anche alcune ONG non brillano per trasparenza come è stato provato per alcune di quelle che recuperavano i migranti entro le acque territoriali libiche per portarli nella solita Italia, poiché l’Italia prende tutto quello che arriva. Fino a che punto anche chi si offre come volontario ha realmente il proposito di aiutare gli altri anziché se sesso in qualcosa??? Si fa fare qualche test a questi volontari o vanno bene tutti, basta che abbiano la divisa di volontari. (Si veda in particolare il punto 9 di questa relazione).

 

6) Bidello 51enne accusato di aver violentato un bambino di 4 anni in un asilo di Reggio Emilia

 

L’indagine è partita dopo le denunce della madre che si è accorta dei comportamenti strani del piccolo, collegati anche ad alcuni disagi fisici. L’uomo, a cui non è stata applicata alcuna misura cautelare restrittiva, ora risulta disoccupato.

 

CRONACA ITALIANA 18 SETTEMBRE 2018 11:39 di Biagio Chiariello

 

Violenze sessuali nei confronti di bambino di cinque anni, subiti in una scuola dell’infanzia di Reggio Emilia. Sono accuse pesantissime quelle a cui è chiamato a rispondere un bidello 51enne di un asilo della città emiliana, regolarmente assunto come figura professionale all’intero dell’organigramma del personale scolastico Ata. La scioccante vicenda è venuta alla luce solo ieri con l’inizio del processo nei confronti dell’uomo

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Tutto è cominciato nella primavera scorsa. È stata la madre del bimbo – che all’epoca dei fatti aveva quattro anni – a sporgere denuncia dopo aver notato alcuni comportamenti strani o quantomeno anomali. Sollecitato dalla genitrice, il piccolino si è aperto e ha raccontato i fatti alla madre. Alla luce anche di alcuni disagi fisici – che secondo l’accusa sarebbero collegate alle violenze sessuali – che avvertiva in quelle settimane. Gli accertamenti sanitari dell'ospedale avrebbero confermato gli abusi sessuali. I carabinieri hanno quindi informato il sostituto procuratore Stefania Pigozzi, la quale ha aperto un fascicolo. Gli stessi militari dell’Arma hanno piazzato alcune telecamere all'interno dell'asilo reggiano. Il contenuto delle immagini è già stato messo agli atti. Gli inquirenti ora dovranno ascoltare il bimbo e dovrà essere valutata la cosiddetta ‘capacità processuale’ e dunque attendibilità e credibilità del racconto.

 

All’uomo – per il momento – non è stata applicata alcuna misura cautelare restrittiva e neppure interdittiva per quanto concerne il lavoro. Ad ogni modo, il 51enne ora sarebbe disoccupato, avendo terminato il suo contratto a termine. L’uomo nega ogni accusa attraverso il suo avvocato difensore Tommaso Lombardini. “Dagli atti finora non emerge praticamente nulla a carico del mio assistito che non c’entra niente. Va ancora verificata l’attendibilità del racconto”.

 

(Continua su: https://www.fanpage.it/bidello-51enne-accusato-di-aver-violentato-un-bambino-di-4-anni-in-un-asilo-di-reggio-emilia/ - http://www.fanpage.it/).

 

7) MONDO, Su tutto territorio iracheno. Sono 'lascito' dei jihadisti Iraq, Onu: 200 fosse comuni Isis, forse 12mila morti

 

06 novembre 2018 - Oltre 200 fosse comuni sono state identificate in Iraq dove sono stati ritrovati i resti umani di un numero di persone che oscilla fra 6 e 12 mila, secondo quanto riferito dalla missione Onu in Iraq. Citato dalla tv irachena al Iraqiya, un comunicato di inquirenti delle Nazioni Unite in Iraq riferisce che sono state individuate sul territorio di circa 200 fosse comuni.

 

Queste contengono un numero di resti umani che appartengono a un numero di persone non precisato, che va dalle 6mila alle 12 mila persone. L'Onu afferma che queste fosse sono un "lascito dell'Isis", che ha controllato ampie zone dell'Iraq dal 2014 al 2017. Le 202 fosse sono stati rinvenute nei territori dei governatorati di Nineveh, Kirkuk, Salah al Din e Anbar. Fra le vittime anche donne, bambini, anziani, disabili e membri delle forze di polizia irachene. Secondo l'ufficio delle Nazioni Unite a Baghdad, le autorità irachene hanno finora riesumato i resti di 1.258 persone da diverse fosse comuni. Ma rimangono i resti di moltissime altre vittime ancora non riesumati e non identificati.

 

(Continua su: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/iraq-onu-200-fosse-comuni-isis-forse-12-mila-morti-aa2c034e-76d7-4da3-b0e8-6e2c788b1d22.html).

 

8) Grecia, bimbi di 10 anni tentano il suicidio nell’inferno di Moria tra stupri e violenze

 

Bambini di appena 10 anni tentano il suicidio al campo profughi di Moria sull’isola greca di Lesbo. E’ la denuncia di Medici senza Frontiere. Sovraffollamento, condizioni igieniche spaventose, abusi e violenze quotidiane stanno portando all’esasperazione le migliaia di persone intrappolate da anni nella struttura di accoglienza.

 

EUROPA 29 AGOSTO 2018 15:05 di Mirko Bellis

 

“Nelle ultime quattro settimane abbiamo registrato un aumento del numero di minori affetti da intensi attacchi di panico, pensieri suicidi e tentativi di togliersi la vita” dichiara Alessandro Barberio, psichiatra di Medici senza frontiere (Msf) presso la clinica di Mitilene. Con il continuo aumento del numero di migranti e rifugiati nell'isola di Lesbo in Grecia – denuncia l’organizzazione umanitaria – la situazione nel campo di Moria sta precipitando nel caos, con scontri e disordini costanti, episodi di violenze sessuali e un peggioramento delle condizioni psicologiche delle migliaia di persone intrappolate nel campo.

 

Attualmente a Moria ci sono oltre 8.000 persone stipate in uno spazio per 3.000. Le condizioni di vita sono così dure che la loro salute fisica e mentale risulta pesantemente compromessa. “Negli ultimi mesi, abbiamo assistito ad un ulteriore aumento della violenza, ormai quotidiana, trattando vittime di violenze sessuali avvenute all'interno o nei dintorni del campo”, avvertono gli operatori di Msf. Code interminabili per il cibo, risse e aggressioni continue stanno rendendo la vita dei rifugiati un inferno. Il degrado all'interno della struttura di accoglienza è stato documentato anche dalla Bbc. “A causa della violenza nel campo – ha affermato Sara Khan, originaria dell'Afghanistan – i nostri piccoli non riescono più a dormire”. “Siamo sempre pronti a scappare e teniamo i nostri figli preparati le 24 ore”, ha aggiunto la donna.

 

Condizioni di vita inumane

Gran parte della tensione è causata dal sovraffollamento e dalla mancanza di condizioni di vita dignitose e umane. Nell'area principale del campo di Moria e Olive Grove c’è un servizio igienico funzionante ogni 72 persone, una doccia ogni 84. Numeri ben al di sotto degli standard umanitari raccomandati in situazioni di emergenza. “Siamo molto preoccupati perché l’insicurezza – sottolinea Medici senza frontiere – le condizioni di vita inumane e il limbo in cui queste persone si trovano per mesi o anni, hanno un grave impatto sulle condizioni psicologiche delle persone. La nostra clinica per la salute mentale a Mitilene segue solo i casi più gravi e al momento lavora al massimo della propria capacità”. Luca Fontana, un operatore di Msf, ha lavorato in tutto il mondo in zone di conflitto. Per Fontana, il campo di Moria è il posto peggiore che abbia visto nella sua vita. “Non ho mai visto il livello di sofferenza di cui siamo testimoni ogni giorno. Persino le persone colpite dal virus dell’Ebola hanno ancora la speranza di sopravvivere o hanno il sostegno della loro All'interno del campo destano preoccupazione le condizioni dei bambini e dei minori non accompagnati, che stanno vivendo un nuovo trauma dalla loro esperienza di vita a Moria, come è emerso durante le terapie di gruppo di Msf rivolte a più piccoli. Problemi alla pelle dovuti alla scarsa igiene a cui si aggiungono malattie respiratorie causate dai gas lacrimogeni sparati nel campo dalla polizia per reprimere i disordini. Un quadro clinico che ha effetti devastanti sulla salute dei più piccoli. “Le terribili condizioni di vita e le violenze quotidiane nel campo di Moria hanno un impatto fortemente negativo sulla tenuta psicologica dei nostri pazienti” aggiunge Barberio. “Il motivo per cui le condizioni psicologiche peggiorano così drasticamente a Lesbo è che queste persone provengono da esperienze traumatiche, raggiungono l’Europa sperando di trovare sicurezza e dignità, ma incontrano esattamente il contrario, ancora violenza e ancora condizioni inumane” dichiara Giovanna Bonvini, responsabile delle attività di salute mentale di Msf nella clinica di Mitilene.

 

“La maggior parte di queste persone è appena arrivata a Lesbo. Soffrono di sintomi psicotici tra cui allucinazioni, agitazione, confusione, disorientamento e hanno forti spinte suicide o hanno già tentato il suicidio”, continua lo psichiatra Barberio. “L’altro giorno un giovane uomo, vittima di violenza sessuale, è stato accompagnato alla nostra clinica da un amico nel pieno di un crollo psicotico. Presentava gravi disturbi da stress post-traumatico, aveva allucinazioni e flashback, sentiva rumori intorno a sé e non è riuscito a smettere di piangere nelle due ore di sessione con i nostri psicologi” aggiunge Bonvini. “Ha paura del buio e vive nel terrore di essere attaccato a Moria. All’inizio le équipe di Medici senza frontiere lo hanno curato con dei farmaci, ora dopo sessioni psicologiche intensive le sue condizioni sono stabili. Ma non farà molti progressi perché, finché vivrà a Moria, sarà bloccato in un ciclo di disperazione e angoscia.”

 

Bloccati da anni sull'isola

Il campo di Moria è stato inaugurato nel 2015. Progettato come posto di transito dove i rifugiati avrebbero dovuto trascorre solo pochi giorni, si è trasformato in una “prigione” per molti di loro che da anni sono costretti a vivere sull'isola greca. Le autorità elleniche che gestiscono la struttura giustificano il sovraffollamento e il mancato trasferimento dei richiedenti asilo con la politica di contenimento dei profughi messa in atto dall'Unione europea. “Non abbiamo soldi per migliorare la condizione dei rifugiati – ha affermato alla Bbc George Matthaiou, responsabile del campo. “Vorrei fare di più ma non posso perché i Paesi europei hanno chiuso le frontiere”, ha concluso.

 

Medici senza frontiere chiede alle autorità europee e nazionali di intensificare l’accesso alla salute e la sicurezza per le persone che si trovano nel campo. “Chiediamo che le persone vulnerabili possano lasciare il campo di Moria in favore di sistemazioni sicure e continua a spingere perché il campo venga decongestionato”, è l’appello dell’organizzazione umanitaria. “Inoltre, insistiamo nel chiedere la fine delle politiche di contenimento. La nostra esperienza dimostra che le politiche di deterrenza dell'Ue e della Turchia non sono efficaci perché le persone continueranno a fuggire dalla guerra e dalle violenze per sopravvivere. Intrappolare queste persone in condizioni terribili e insicure non fa che provocare ulteriori traumi a una popolazione già estremamente vulnerabile”, conclude Medici senza frontiere.

 

(Continua su: https://www.fanpage.it/grecia-bimbi-di-10-anni-tentano-il-suicidio-nellinferno-di-moria-tra-stupri-e-violenze/ - http://www.fanpage.it/)

 

9) Lavoratori di 40 ONG hanno scambiato cibo per sesso con donne e bambini

 

Attualità – NORVEGIA, Da Denise - 18/09/20180

 

Ora gli scandali investono anche la Norvegia: tre organizzazioni non governative sono state accusate.

 

ONG di nuovo sotto accusa: corruzione e abusi sessuali (coperti dall’Onu) – di Francesca Totolo

 

Roma, 18 set – Le organizzazioni non governative, che fino a poco tempo fa, venivano considerate le salvatrici del mondo, ora stanno svelando la loro vera identità.

 

Dopo gli abusi sessuali e lo sfruttamento della prostituzione, reati dei quali sono state accusate sia tre influenti ONG, Oxfam, Medici Senza Frontiere e Save The Children (Primato Nazionale, rivista di aprile 2018: Le mani sporche dei buoni: miseria e ignobiltà delle ONG), sia le stesse Nazioni Unite, stiamo assistendo ad una vera caduta degli Dei.

 

L’opinione pubblica mondiale si sta interrogando su quale sia il vero scopo che guida i vertici delle organizzazioni non governative e quali interessi sostengano in realtà.

 

Come abbiamo potuto constatare nel Mediterraneo, le ONG di fatto non hanno salvato le vite dei migranti, ma addirittura hanno contribuito, con il pull factor da esse fomentato, ad aumentare esponenzialmente le vittime della tratta richiamate in Libia.

 

Abbiamo già discusso altresì delle organizzazioni non governative, vere false flag, inviate in Siria in sostegno dei ribelli/terroristi, e finanziate dai Governi occidentali (Primato Nazionale, rivista di giugno 2018: Attacco alla Siria: il ruolo delle ONG).

 

Una vera invasione del territorio di uno Stato sovrano sotto le mentite spoglie di missione umanitaria.

 

Spesso i finanziamenti dei Governi e della allineate Nazioni Unite passano attraverso fondazioni, come la Open Society Foundations di George Soros, che poi provvedono alla distribuzione dei fondi presso le ONG che operano sia nei teatri di guerra internazionali, sia nei cosiddetti “Stati canaglia”, come la Siria, sia in Paesi dove si vuole fomentare un “regime change pulito”, come l’Ucraina.

 

Il nuovo scandalo ONG investe la Norvegia

 

Ora gli scandali investono anche la Norvegia: tre organizzazioni non governative sono state accusate dei reati di “appropriazione indebita” e “riciclaggio internazionale di denaro”.

 

Un dirigente della Norwegian Refugee Council (NRC) è stato indagato per essersi intascato 100mila dollari provenienti dalle donazioni dell’organizzazione per scopi decisamente ludici, come le vacanze ai Caraibi.

 

NRC non è nuova agli scandali: all’inizio del 2018, era già finita nell’elenco delle ONG accusate di abusi sessuali.

 

Raggiunta dalla Reuters, Cathrine Ulleberg, responsabile del personale, ha dichiarato:

“Sappiamo che le segnalazioni non sono insufficienti (13 presunti abusi sessuali) per questo tipo di problemi, che è comune nel settore nel suo complesso, e che probabilmente si verifica anche qui, ma stiamo lavorando per aumentare la consapevolezza della questione”.

 

In seguito, NRC ha licenziato i 5 dipendenti accusati di “abuso sessuale, molestie e sfruttamento”.

 

Tra i finanziatori di Norwegian Refugee Council troviamo: il Ministero degli Esteri norvegese, la Direzione generale per la protezione civile e le operazioni di aiuto umanitario europee (ECHO) della Commissione Europea, le agenzie della Nazioni Unite UNHCR e UNICEF, il Dipartimento per la Cooperazione Internazionale britannico, svedese e tedesco, e l’immancabile americano USAID.

 

NRC, come è logico presumere dagli “investitori governativi” opera in Siria, Libano, Giordania, Afghanistan, Iraq, Etiopia e Ucraina.

La seconda ONG indagata dalle autorità norvegesi è la Norwegian People’s Aid (NPA).

 

L’accusa è appropriazione indebita e riguarda tre dirigenti che avrebbero sottratto dalle casse dell’organizzazione ben 120mila dollari.

 

I finanziamenti “governativi” delle ONG

 

Come NRC, la Norwegian People’s Aid si sostiene quasi totalmente con i finanziamenti dei Governi, rendendolo quindi distante dall’essere “non governativa”: le Agenzie per lo Sviluppo norvegese, svedese e canadese, USAID, Commissione Europea sono solo alcuni dei donatori istituzionali a cui si aggiunge l’Open Society Institute di Soros.

 

NPA è impegnata in Siria, Libano, Giordania, nei Paesi dei Balcani, oltre a gestire l’accoglienza dei rifugiati in Norvegia.

 

Le accuse più gravi sono tuttavia quelle rivolte alla Global Network for Rights and Development (GNRD) che hanno già avuto esiti giudiziari: il fondatore della ONG, Loai Mohammed Deeb è al momento sotto processo presso la Corte distrettuale di Stavanger, in Norvegia, per avere intrattenuto relazioni economiche opache con istituzioni del Qatar, del Kuwait e degli Emirati Arabi Uniti, dal 2013 al 2015.

 

Ad insospettire le autorità e l’intelligence norvegesi, è stata la rapida crescita di GNRD, che in soli due anni è riuscita ad assumere ben 140 dipendenti e aprire sette uffici in altrettanti Paesi, per poi trovarsi improvvisamente in bancarotta.

 

Gli investigatori hanno scoperto donazioni pari a 114 milioni di corone norvegesi (circa 12 milioni di euro) provenienti dagli Stati del Golfo e una possibile vicinanza di Deeb, rifugiato palestinese arrivato a Oslo nel 2001, alle autorità del suo Paese di origine grazie anche ad un passaporto diplomatico a suo nome ritrovato.

 

Il paradosso: nel 2014, la Global Network for Rights and Development è stata inserita nel Registro per la Trasparenza del Parlamento Europeo e della Commissione Europea. Ora hanno avuto il buongusto di cancellare la ONG dall’elenco.

 

L’inchiesta del britannico The Times

 

Concludiamo con un’inchiesta del britannico The Times che ha svelato che

“I lavoratori di oltre 40 organizzazioni non governative hanno sfruttato bambini e donne rifugiati nell’Africa occidentale scambiando cibo per sesso, secondo una rapporto consegnato alle Nazioni Unite 16 anni fa” e mai pubblicato integralmente.”

 

Il rapporto di 84 pagine, che The Times è riuscito a rintracciare, è del 2001 e riguarda gli abusi sessuali che sono avvenuti nei campi profughi gestiti da UNHCR e Save The Children in Africa (Guinea, Sierra Leone e Liberia).

 

Il rapporto è stato consegnato all’UNHCR nel 2002, ma è stato pubblicato solo un estratto delle accuse.

 

Dalle testimonianze dei profughi, emersero le responsabilità di diversi operatori umanitari: cibo, petrolio, accesso all’istruzione e teli di plastica venivano dati in cambio di prestazioni sessuali.

 

Oltre a UNHCR e Save The Children, nel rapporto compaiono: il Programma Alimentare Mondiale, Medici Senza Frontiere, Care International, l’International Rescue Committee, la Federazione internazionale delle società di Croce Rossa, e il Norwegian Refugee Council.

 

Nel 2005, Ruud Lubbers, Alto commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha minimizzato quanto contenuto nel rapporto: “Dobbiamo trovare prove concrete (degli abusi). Per ora sono molto scarse. Quindi l’idea di uno sfruttamento sessuale diffuso da parte degli operatori umanitari, penso che non sia chiaramente la verità“.

 

Quante abusi sessuali sarebbero stati evitati a tante donne e bambini, se quel rapporto fosse stato preso in seria considerazione da chi di dovere? Fonte: Il primato nazionale.

 

(Continua su: https://www.informarexresistere.fr)

 

10) Spinte, pizzicotti e urla: sospesa una maestra d'asilo

 

REGGIO EMILIA, 01 SETTEMBRE 2018, 16:24, IN TERRIS, di MILENA CASTIGLI

 

Le indagini partite dalla denuncia di una mamma che si è accorta dei maltrattamenti sulla figlia

 

Tirate di capelli, spintoni e pizzicotti da lasciare i lividi. E' l'operato - ricostruito dalle forze dell'ordine - di una maestra d'asilo del centro Malaguzzi (Reggio Emilia) accusata di maltrattamenti fisici e psicologici nei confronti di bambini di quattro anni avvenuti la scorsa primavera.

 

La donna, una 55enne reggiana, è stata ripresa dalle telecamere interne posizionate dai Carabinieri. La misura cautelare di interdizione dai pubblici uffici e divieto di insegnare in qualsiasi scuola - è stata sospesa per sei mesi - è stata applicata dal Gip di Reggio Emilia, su richiesta del pm Stefania Pigozzi.

 

La maestra degli orrori

 

Le indagini dei carabinieri di Santa Croce di Reggio Emilia, sono partite dalla denuncia di una mamma che si è accorta dei maltrattamenti subiti dalla figlioletta.

 

I militari, dopo aver esaminato le intercettazioni audio e video, avrebbero documentato come i bimbi venissero sgridati con urla e rabbia, strattonati in modo violento, presi per il collo e per i capelli, rovesciati con rabbia dalla brandina del riposino pomeridiano, presia pizzicotti alle braccia e alle gambe provocando anche lividi. Inoltre, i piccoli venivano anche apostrofati con frasi del tipo “piangi pure… non mi interessa sentirti piangere”.

 

La scuola Malaguzzi è simbolo dell'eccellenza reggiana nelle scuole d'infanzia. "L'Istituzione Scuole e Nidi d'infanzia del Comune di Reggio Emilia ha immediatamente provveduto all'allontanamento dell'insegnante interessata da tutte le scuole afferenti all'Istituzione medesima - scrive il Comune - Contestualmente e immediatamente, a fronte del rilievo dei fatti sin qui emersi e della professionalità specifica di educatrice, il Comune di Reggio Emilia ha avvitato un proprio procedimento disciplinare relativo alla persona interessata: si è provveduto alla sospensione della persona dall’esercizio dell’insegnamento in ogni scuola e alla sospensione dell’erogazione dello stipendio".

 

(Continua su: https://www.interris.it/cronaca/spinte--pizzicotti-e-urla--sospesauna-maestra-d-asilo).

 

“Le indagini partite dalla denuncia di una mamma che si è accorta dei maltrattamenti sulla figlia”. Non finiscono mai queste misere storie in cui i bambini, come sempre, sono al centro di maltrattamenti che li segneranno per sempre nella crescita. Queste sono vere e proprie torture compiute da insegnanti che, oltre a impartire una qualche sorta di istruzione, si divertono a maltrattare i bambini a loro assegnati per educarli al futuro. Bel futuro che avranno davanti!!! I ricordi di quanto ricevuto non si cancellano, ma restano sepolti nell’inconscio di ognuno e ne usciranno anche sottoforma di comportamenti, mal giudicati magari come istintuali, mentre invece sono rivelatori di quanto subìto quando si aspettavano una vita gioiosa e non funesta. Insomma le videocamere nei locali dell’asilo e il controllo psicologico degli insegnanti hanno da venire. Le leggi ci sono, ma non sono applicate per tutti. Le deprecabili conseguenze si registrano sulla pelle dei bambini pixellati nei filmati di sorveglianza, per cui crollano drasticamente le aspettative per il futuro: questo a causa di insegnanti che sfogano le proprie frustrazioni e i propri problemi sugli altri, avvalendosi di un titolo che dovrebbe costituire un impegno a fare il proprio dovere, che molte colleghe svolgono egregiamente nonostante il sacrificio che è richiesto. Il titolo di insegnante non è un lasciapassare a maltrattare i bambini, né tantomeno una difesa per giustificare tali inqualificabili abusi di potere.

 

11) Maestre maltrattano i piccolissimi alunni di un asilo romano: indagate 5 insegnanti

 

Indagate cinque maestre dell’asilo Papero Giallo di Roma, quartiere Eur-Torrino. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, le insegnanti avrebbero maltrattato e vessato i piccolissimi alunni a loro affidati, di età compresa tra i 19 e i 32 mesi.

 

CRONACA ROMAROMAEUR 7 SETTEMBRE 2018 12:58 di Enrico Tata

 

Nelle aule dell'asilo Papero Giallo di Roma si sono verificati maltrattamenti e continue vessazioni, sia fisiche che psicologiche, su bambini piccolissimi. Responsabili sarebbe cinque maestre, che ora sono indagate e sospese dall'insegnamento. A inchiodare le insegnanti sarebbero state alcune telecamere a microfoni nascosti nei locali di via del Fiume Giallo, quartiere Eur Torrino. 

 

Secondo quanto accertato dai carabinieri, i fatti contestati sarebbero accaduti nell’aula della classe dei “medi”, cioè dove svolgevano le attività scolastiche gli alunni di età compresa tra i diciannove e i trentadue mesi. Le condotte contestate, si legge nella nota diffusa dagli investigatori, avevano creato un vero clima di tensione certamente incompatibile con le finalità educative e in grado di ledere l’integrità e la serenità dei bambini che, mostrando un evidente stato di disagio ed assumendo comportamenti anomali, avevano messo in allarme i genitori che si sono subito rivolti ai Carabinieri.

 

Questa mattina i carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Roma – E.U.R. e della Stazione Roma – Torrino Nord hanno eseguito un’ordinanza di applicazione della misura cautelare interdittiva della sospensione dall’esercizio del pubblico servizio di insegnante presso Istituti di istruzione, nonché del divieto di avvicinamento alle abitazioni e ai luoghi frequentati dai bambini, nei confronti di cinque insegnanti. Le maestre dovranno rispondere del reato di maltrattamenti in famiglia aggravato nei confronti dei minori a loro affidati. L'ordinanza è stata emessa dal gip del Tribunale di Roma su richiesta del pm Stefania Stefanìa, al termine di una complessa attività d’indagine condotta dal Gruppo della Procura della Repubblica coordinato dal Procuratore Aggiunto Maria Monteleone.

 

(Continua su: https://roma.fanpage.it/maestre-maltrattano-i-piccolissimi-alunni-di-un-asilo-romano-indagate-5-insegnanti/ - http://roma.fanpage.it/).

 

12a) Botte e insulti ai bimbi, sospese 2 maestre di una scuola d’infanzia nell’Alessandrino

 

BASSO PIEMONTE 08 settembre 2018

 

Alessandria - Le indagini, condotte dagli agenti della Squadra Mobile e dirette dalla Procura di Alessandria, sono partite dopo la denuncia di una delle madri. Due maestre di una scuola dell’infanzia della provincia di Alessandria sono state sospese dall’esercizio del pubblico ufficio dalla polizia. La donna aveva raccolto alcune confidenze del figlio, che frequentava l’istituto, facendo scattare un campanello d’allarme.

 

I successivi sviluppi hanno portato all’accertamento del coinvolgimento delle due maestre in numerosi episodi di abusi ai danni di almeno otto bambini, di età compresa tra i 3 e i 5 anni, verso cui le insegnanti si rivolgevano con frasi ingiuriose. In alcuni casi, gli episodi sfociavano in percosse e violenti strattoni, documentati dalle telecamere nascoste dai poliziotti all’interno della struttura.

 

(Continua su: http://www.ilsecoloxix.it/p/basso_piemonte/2018/09/08/ADjdddaB-infanzia_alessandrino_maestre.shtml).


12b) Alessandria: schiaffi, spintoni e urla contro i bambini, sospese due maestre d’asilo

Ancora una volta sono state le telecamere ad individuare gli abusi su almeno 8 bambini, tra i 3 e i 5 anni. Le due maestre dell’istituto nell’Alessandrino sono state denunciate a piede libero: il reato ipotizzato è maltrattamenti su minore.

CRONACA ITALIANA 8 SETTEMBRE 2018 11:22 di Biagio Chiariello

Ancora una vicenda di cronaca con protagoniste in negativo delle maestre violente. Due insegnanti di una scuola dell’infanzia di Alessandria, sono state sospese dal loro esercizio dagli uomini della polizia. L’indagine è stata innescata dalla segnalazione della mamma di uno degli alunni dell’asilo in questione, che è rimasta insospettita dai racconti del figlioletto ("La maestra grida", diceva il bambino. "Se non siamo bravi ci prende per le braccia") e ha riferito il tutto alle forze dell’ordine. Gli agenti della squadra mobile, sotto la direzione della procura, hanno potuto accertato abusi su 8 bambini di età compresi fra i 3 e i 5 anni. Le due maestre sospese avrebbero mostrato comportamenti violenti come schiaffi, percosse e strattoni nei confronti dei piccoli, ma anche insulti ingiuriosi, il tutto documentato dalle telecamere nascoste piazzate dagli investigatori all’interno della struttura.

Le due donne, oltre ad essere state sospese dalla propria professione, sono state denunciate a piede libero con l’accusa di maltrattamenti su minore. Solamente ieri un caso analogo, precisamente nel quartiere Eur di Roma, ha visto la sospensione dal loro esercizio di ben cinque insegnanti fra i 50 e i 60 anni presso un asilo nido, a seguito di violenze fisiche e psichiche sui piccolissimi alunni: anche in quel caso, dopo le denunce dei genitori, erano state le telecamere a testimoniare schiaffi sulla testa, spinte, insulti nei confronti dei bimbi.


Questo tremendo ripetersi di situazioni in cui maestre maltrattano fisicamente e psicologicamente i bambini sta diventando un’insana consuetudine, e non solo in asili nido e scuole materne, dove quasi sempre i bambini non sono ancora in grado di comunicare, ma anche per altre fasce d’età, dove l’abuso si consolida con il patrocinio di altrettanto frustrati direttori didattici.

Il problema è che non ci si pone rimedio in maniera decisa prima che siano le mamme a notare dei cambiamenti nei bambini, per poi ricorrere ai carabinieri per segnalare quello che non si sa da quanto tempo succede, perché poi i carabinieri installino le videocamere e infine correre ai ripari solo dopo l’acquisizione di prove. Perché aspettare un tempo imprecisabile a danno compiuto per l’acquisizione di prove? Possibile che quanto dice un bambino debba essere sempre messo in dubbio?

Se poi guardiamo gli spezzoni di video proposti, si osserva che spesso la maestra che picchia o che dà spintoni non si limita a farlo una volta e basta, ma insiste fino a otto o dieci volte a ripetere il gesto sul bambino: è questa la fase più critica dello sconvolgimento fisico e psicologico nel bambino, il quale avverte l’impotenza a reagire ed il condizionamento a subire ciò che per lui è tremendo perché è bloccato nella propria libertà di agire e reagire, a un’età in non sa ancora cosa vuol dire subire. Tuttavia subisce e i flash della scena e dell’impotenza a reagire si imprimono nella sua mente, anche se tenta, ma invano, di reagire, per esempio alzandosi in piedi per essere spintonato di nuovo: di qui l’impotenza ad avere una formazione anche di difesa della propria personalità da parte dell’adulto che lo maltratta.

È logico arguire che la maestra cattiva che maltratta il piccolo sa che ripetendo più volte il gesto di comando trae godimento dall’’assoggettamento dell’altro essere che viene scombussolato, mentre lei non risolve le sue problematiche, ma si sente superiore all’altro. Povero e stolto ragionamento inconscio! Perché non mandare tutte queste non-insegnanti in Paesi dove le assoggettino ai medesimi trattamenti inflitti ai bambini affinché comprendano ciò che provano?

13) La storia del Forteto, la fattoria degli orrori di cui non si doveva parlare

Sulle ceneri della rivoluzione culturale del ’68, due hippy toscani, Rodolfo Fiesoli e Luigi Goffredi fondano una comunità agricola che accoglie in affido bimbi disagiati. Nel ’78 la prima ombra: Fiesoli viene condannato per pedofilia, ma il Forteto resta in piedi, anzi viene premiato come eccellenza educativa toscana, diventando il baluardo della nuova Sinistra. Ci vorranno 30 anni perché il suo fondatore mostri il suo vero volto, tra stupri di minori, percosse e violenze psicologiche.

PROFONDO GIALLO 20 SETTEMBRE 2018 16:28 di Angela Marino

Oggi il Forteto è una fiorente cooperativa agricola toscana a pochi chilometri da Firenze. Tra le mura della fattoria di Vicchio dove stagionano i formaggi e si distillano oli, un tempo paurosamente vicino hanno albergato storie di orrori di cui si è volutamente taciuto. Per la dolosa rinuncia delle istituzioni a ogni forma di controllo, per la cecità di un sistema malato che ha fatto gli interessi degli orchi. E non solo.

Tutto ha inizio nel 1977 a Farneto, piccolo comune in provincia di Perugia, dove 30 giovani occupano un casolare ai piedi delle colline. A guidarle sono due comunisti toscani, Rodolfo ‘Foffo’ Fiesoli, detto il ‘profeta’ per i suoi discorsi ispirati e Luigi Goffredi, ‘l’ideologo' noto per le sue pionieristiche teorie ‘gender’. Ex sessantottini, hanno in mente di fondare una comunità agro-pastorale che viva del lavoro della terra e segua un percorso esistenziale improntato al rifiuto dei legami biologici e alla ricerca della famiglia ‘alternativa’. Da comune hippy, la comunità diventa presto Cooperativa emergendo come eccellenza economica nel settore caseario. Si sposta a Vicchio, nel Mugello, in una grande fattoria da 500 ettari.

Il padre buono degli ‘inadottabili'
Nelle campagne dove il Mostro di Firenze semina morte, le coppie del Fortéto seminano benessere. Le teorie sulla famiglia, apprezzate soprattutto dalla sinistra toscana, guadagnano alla cooperativa la fiducia del Tribunale per i minorenni che alle coppie del Forteto, tutte rigorosamente senza figli, inizia a concedere l’affidamento di minori provenienti da situazioni di grande disagio che nessun altra struttura accettava di accogliere. Al Forteto iniziano a sfilare personaggi delle istituzioni locali e nazionali plaudendo l’operosa convivenza di tante persone, mentre Fiesoli viene acclamato come il nuovo don Milani. Nel 1978, appena un anno dopo la nascita della comunità, sul leader e il suo braccio destro Goffredi, si abbatte una denuncia infamante: maltrattamenti, corruzioni di minore e atti di libidine violenta (per il solo Fiesoli).

L’intellighenzia della Sinistra toscana insorge contro l’inchiesta del pubblico ministero, Carlo Casini. Sono in molti a pensare che Fiesoli sia stato ‘punito’ per le sue teorie alternative alla famiglia tradizionale. Tra questi si schiera anche il presidente del Tribunale di Firenze, Gian Paolo Meucci che, lo stesso giorno in cui Fiesoli torna in comunità dal carcere, assegna l’affido di un bimbo down alla comunità di Vicchio. Un gesto di stima che vuole lavare via le macchie dalla reputazione del Forteto, ma lascia perplessi molti.

La condanna: Fiesoli è un pedofilo
Nel 1985, nonostante la strenua difesa dell’allora giovane avvocato Giuliano Pisapia, Foffo Fiesoli viene condannato con sentenza definitiva per pedofilia, ma neppure allora il sistema Forteto viene messo in discussione. La comunità continua a collezionare riconoscimenti e il ‘metodo’ Fiesoli, tra incensi e applausi, finisce teorizzato nei suoi libri. Quanto ai bastian contrari che hanno criticato la fattoria, ormai hanno ben chiaro un punto: il Forteto è intoccabile. 

"No, non si doveva portare in televisione il nome Forteto" (Bruno Vespa)

Strasburgo
Dove ha fallito il magistrato Carlo Casini, riesce invece la ferrea volontà di una mamma italo-belga. La donna, si rivolge alla Corte Europea per i diritti dell’Uomo che nel 1998 accoglie il suo ricorso contro il Tribunale di Firenze, reo di averle imposto di troncare ogni relazione con i figli ospiti del Forteto. La famiglia ‘funzionale’ del visionario Fiesoli, infatti, predicava la cancellazione dei legami con i genitori naturali. Ciò tuttavia, fuori dalla società distopica del Mugello, in quella dove i rapporti tra genitori e figli vengono normati dallo Stato, costituisce una violazione dei diritti umani. Una violazione che giudici minorili e servizi sociali avrebbero dovuto sanzionare ben prima, eppure. Alla fine Strasburgo condanna l'Italia a pagare una multa di 200 milioni di lire per quanto accaduto al Forteto.

Il ponte
Tra l’impenetrabile fortezza di Fiesoli e il mondo esterno è calato un ponte levatoio. Grazie a denunce come questa sarà possibile raccogliere testimonianze scioccanti sulle regole ‘crudeli e incomprensibili' del verde eden della famiglia alternativa. Bambini abusati sessualmente, picchiati, allontanati dai genitori naturali e, in alcuni casi, persuasi addirittura a denunciarli per falsi abusi. Ragazzi che venivano allevati nel disprezzo dell’amore eterosessuale (non è un caso, del resto, che in vent’anni nessun bambino sia nato al Forteto). In tutte le testimonianze dei fuoriusciti in cima alla piramide delle turpitudini c’è lui: Rodolfo ‘Foffo’ Fiesoli, il ‘padre’ della pedagogia di Sinistra, che il 20 dicembre 2011 finisce in manette con l'accusa di atti di zoofilia e pedofilia.

Cadono le mura intorno al Forteto
Lo scandalo Fortéto scoppia con una portata dirompente. La regione Toscana – la stessa che ha versato finanziamenti per 1 milione di euro – istituisce una commissione di inchiesta che metta nero su bianco tutte le violazioni di Fiesoli: un fascicolo che fa tremare la dirigenza politica toscana. Nella relazione finale della Commissione d'inchiesta della Regione Toscana appaiono i nomi e cognomi dei politici locali e nazionali auditi a vario titolo per le attività del Forteto. Personaggi della levatura di Rosy Bindi, Antonio Di Pietro (che ha formato una prefazione al libro di Fiesoli) e Susanna Camusso.

L'epilogo
Ora che ha perso i suoi angeli la cooperativa finisce nel mirino dei media: il programma ‘Le Iene' dedica tre scioccanti servizi alle testimonianze delle vittime. Percosse, abusi, sfruttamento del lavoro minorile, violenze sessuali da parte dei genitori affidatari sui figli: il vero volto del Forteto appare in tutta la sua spaventosa evidenza. Anche la politica, che sino ad allora aveva protetto l’eccellenza educativa toscana, si fa indietro: “I responsabili devono pagare” sentenzia il Matteo Renzi, sindaco di Firenze che però poi, da premier, pochi mesi dopo, rifiuta di aprire un'inchiesta parlamentare e di commissariare la cooperativa. La condanna della magistratura per il solo Fiesoli, è arrivata solo nel 2017, quando la Cassazione ha confermato i 15 anni di carcere per abusi e maltrattamenti. Il teorema Forteto, però, ancora una volta, non si smentisce: dopo soli 7 mesi, il nuovo ‘Don Milani' viene scarcerato perché la sentenza della Cassazione non è da considerarsi definitiva.


Chissà quali amici importanti (per modo di dire) aveva questo Fiesoli, che si è accaparrato personaggi politici che non lo conoscevano bene o facevano parte di qualche gruppo comune o loggia, come pure giudici e magistrati della zona che continuavano ad inviare minori in difficoltà senza badare a quanto questi subivano poi all’interno della “famiglia“ non-famiglia. Ci si chiede come mai tanti personaggi politici e istituzionali (di cui si possono leggere i nomi sopra perché vanno citati) sono cascati nella trappola di considerarlo un personaggio importante e morale!!! La risposta è chiara e non lascia alcun dubbio Resta tuttavia un sospeso: perché questi non sono citati nella sentenza della Cassazione???

14) Terremoto Indonesia, si sacrifica per salvare un aereo: “Controllore di volo morto da eroe” [N.dA.: ma forse nessuno dei VIP lo ricorda]

Durante il terremoto che ha devastato l’Indonesia un giovane controllore di volo di ventuno anni ha impartito le ultime istruzioni e ha aspettato il decollo di un aereo prima di tentare di salvarsi. Ma poi non ce l’ha fatta: Anthonius Gunawan Agung si è gettato dalla torre di controllo ed è morto in ospedale.

ASIA 1 OTTOBRE 2018 11:41 di Susanna Picone

Mentre in Indonesia, devastata da un terremoto e dal successivo tsunami, si continua a scavare tra le macerie nella speranza di trovare ancora qualcuno in vita, sui media sta rimbalzando la storia di una delle tantissime vittime del disastro. È la storia di Anthonius Gunawan Agung, un controllore di volo di ventuno anni che stava lavorando all'aeroporto di Palu quando la terra ha iniziato a tremare. Il giovane, nonostante il terremoto, a differenza di altri colleghi non ha abbandonato la sua postazione di lavoro fino a quando non ha impartito le ultime istruzioni e aspettato il decollo di un aereo mettendo in salvo la vita di equipaggio e passeggeri. A causa del terremoto l'asfalto delle strade si è spaccato e in pericolo c'era anche la pista dell'aeroporto, ma grazie al giovane l’aereo è partito appena in tempo. Il giovane controllore di volo ha insomma sacrificato la sua vita per salvare quella dei passeggeri dell’aereo.

A causa del violento sisma il tetto della torre di controllo si è sbriciolato e Anthonius, dopo aver fatto il suo lavoro, si è gettato nel vuoto in un estremo tentativo di salvarsi la vita. Ma nella caduta ha riportato ferite troppo gravi ed è morto in ospedale dopo qualche ora di agonia. “Agung si è dedicato al suo lavoro fino alla fine della sua vita e non ha lasciato la torre di controllo fino a quando l'aereo è decollato”, ha detto al Jakarta Post Didiet KS Radityo, segretario aziendale di Air Navigation Indonesia. Secondo un portavoce di Air Navigation Indonesia il giovane controllore di volo con il suo sacrificio ha potenzialmente salvato centinaia di vite. E in tanti in rete per questo lo hanno definito un eroe.

La situazione a Palu e nell'intera fascia costiera colpita dallo tsunami nell'isola di Sulawesi rimane disperata. Secondo l’ultimo bilancio diffuso da una ong, le vittime sarebbero più di 1200. Numeri che purtroppo sono ancora provvisori.


Cerchiamo di valorizzare le buone azioni compiute anche sul lavoro svolto in circostanze estreme, come nel caso dell’assistente di volo Anthonius Gunawan Agung, che ha sacrificato la propria vita per i passeggeri di un volo che ha aspettato decollasse nonostante lo tsunami in Indonesia avesse già superato il confine del mare. Ha tentato di salvarsi dopo che il volo era partito e solo allora ha lasciato la torre di controllo, ma è caduto molto male e non si è salvato. Ricordiamolo e speriamo che lo ricordino anche chi fa concioni spropositate sui morti in mare o altro. Questo ragazzo aveva 21 anni e non ha pensato due volte alla priorità di far partire l’aereo che decollava e di assisterlo fino a quando ha preso il volo. Più di così non poteva fare: ha fatto il suo dovere a rischio della vita. A lui un pensiero speciale e, per chi crede, anche una preghiera.

Questo è un esempio che ci dovrebbe spingere a pensare anche agli altri, anche se ciò può presentare rischi imprevisti per la nostra esistenza.

15) USA: polizia ritrova 123 bambini scomparsi nel nulla da mesi e destinati al mercato del sesso

I 123 minori erano stati rapiti da mesi e molti di loro erano destinati al mercato del sesso.

USA 10 OTTOBRE 2018 22:13 di D. F.

Una storia terribile è andata a lieto fine negli Stati Uniti: la polizia de Detroit ha infatti ritrovato in un solo giorno tutti i 123 bambini scomparsi di cui da mesi non si aveva nessuna notizia. Il blitz delle autorità risale allo scorso 26 settembre, ma la notizia è stata diffusa soltanto oggi per non compromettere le indagini in corso per scoprire le identità degli aguzzini.

Il salvataggio è stato compiuto dagli US Marshals e l'operazione è stata denominata MISafeKid: alcuni di questi bambini erano stati sequestrati e destinati al traffico sessuale. L’obiettivo dell’operazione era di localizzare più del doppio dei ragazzini scomparsi (oltre 300): i 123 minori salvati sono stati interrogati per verificare le loro condizioni di salute.

Fortunatamente nessuno dei bimbi sequestrati ha subito violenze fisiche, ma sarebbe successo presto poiché almeno tre di loro erano destinati al mercato del sesso. Uno dei minori era denutrito (non mangiava da tre giorni), quasi tutti erano in gravi condizioni di sofferenza psicologica, afferma il New York Post. Gli interrogatori hanno portato a preziose informazioni su altri due ragazzini scomparsi in Texas e uno in Minnesota. Non smetteremo mai di cercarli, hanno detto gli US Marshals in una nota.


Brava la polizia che ha trovato 123 bambini scomparsi nel nulla! C’è da chiedersi come mai erano scomparsi e se i genitori non li cercavano, perché sembrano un po’ troppi. Non è la prima volta che i bambini scompaiono. Tempo fa ad Haiti stavano scomparendo un centinaio di bambini vittime del terremoto e forse non cercati dai genitori, che in parte erano morti o non riuscivano a trovarli o non potevano più mantenerli. Per portarli via in aereo gli esponenti di una ONG avevano foderato di cartone la scaletta che portava i bambini sul velivolo, per renderli invisibili al pubblico. C’è stato però qualche occhio che ha notato tutto e i bambini sono stati salvati dall’ONG che li stava portando in Francia per poi venderli.

Si spera che anche questi vengano restituiti alle loro famiglie, se esistono, o che siano inseriti in comunità lodevoli e in ogni caso affidati a gente di giudizio che si possa prendere cura di loro. Si legge che alcuni erano destinati al mercato del sesso, ma potrebbero essere di più ad essere avviati a quel turpe e criminale commercio che è sempre attuale e fiorente.

Non si dimentichi poi che, anche se emerge solo qualche accenno da parte dei media, i kamikaze continuano a fare il loro danno (esempio recente “Kamikaze si fa esplodere a Kabul, almeno 6 morti e 20 feriti - Ansa ... - ROMA, 12 NOV […]”), danno che pagano con la vita gli stessi kamikaze non sempre consapevoli del non ritorno in vita, così come tutti coloro che si ritrovano in quel posto al momento sbagliato.

Un altro grave fiore nero della società attuale è il suicidio di tanti minorenni per bullismo, per sgridate o castighi da parte di genitori e insegnanti ed altri esempi che mostrano la debolezza dei ragazzo/giovane, non più in grado di  affrontare problemi che per lui diventano insormontabili e causa di continui stop all’evoluzione fisica e psicologica: questi trovano nel suicidio improvvisato una soluzione non ben valutata, ma che secondo loro risolverebbe la situazione invivibile del momento. È così che quattordicenni tentano di risolvere i loro problemi mentre in zone come la Siria e vari Paesi dell’Africa ragazzi di dieci anni avviano quel processo autodistruttivo che non lascia spazio di recupero ed è, come sempre, imprevedibile.

Affrontiamo le situazioni con spirito di difesa dell’umanità stessa: nulla è ineluttabile e a tutto si può porre rimedio; basta considerare gli altri come nostri fratelli e non come calamità scontate da subire.

16) Siracusa, donna fa prostituire i figli di 3, 4 e 7 anni: tra i clienti anche un carabiniere

Tre bimbi di 3, 4 e 7 anni sono stati fatti prostituire per due anni dalla madre in una casa in provincia di Siracusa: tra i clienti anche un carabiniere.

CRONACA ITALIANA 23 NOVEMBRE 2018 16:58 di Davide Falcioni

Tre bambini di 3, 4 e 7 anni sono stati fatti prostituire per due anni dalla madre in una casa in provincia di Siracusa: solo nel 2016 i bambini hanno iniziato a raccontare cosa accadeva nell'abitazione, consentendo agli operatori di sporgere denuncia: i carabinieri del nucleo investigativo di Catania alcuni giorni fa hanno arrestato la mamma dei bimbi, una donna disoccupata di 43 anni, ma hanno messo le manette ai polsi anche a un carabiniere, Mario Schiavone di 41 anni, e il consuocero 46enne dell’arrestata. La donna deve rispondere delle accuse di induzione alla prostituzione minorile e maltrattamenti contro familiari, mentre per i due uomini l’ipotesi di reato è violenza sessuale aggravata su minorenni con meno di 14 anni.

L'inchiesta è scattata dopo la denuncia per maltrattamenti e violenze sessuali aggravate presentata dagli operatori di una comunità in cui le due bimbe erano state collocate, mentre il loro fratellino era stato affidato ad una famiglia. Non appena erano riusciti a "liberarsi" dell'opprimente contesto familiare, in cui erano stati costretti a vivere in condizioni di degrado e malnutrizione, i tre minori hanno iniziato a raccontare gli abusi, in modo autonomo l'uno dall'altro e in contesti separati.

Le indagini hanno poi appurato come la madre facesse prostituire i tre piccoli mettendoli a disposizione degli arrestati in cambio di soldi: uno dei due arrestati all'epoca dei fatti – cioè tra il 2014 e il 2016 – era un carabiniere in servizio presso la stazione del Comune di residenza della donna e delle vittime. Gli abusi sessuali sarebbero avvenuti nella casa della donna e in i un garage nella sua disponibilità, tra il 2014, epoca in cui le vittime avevano 3, 4 e 7 anni, e ottobre 2016, quando i minorenni sono stati sottratti alla potestà genitoriale della madre. Nell’interrogatorio di garanzia a cui sono stati sottoposti, oggi i tre arrestati hanno negato ogni addebito. Il gip ha disposto per tutti la detenzione in carcere.


Questa relazione si chiude con un ennesimo caso di crimine contro i minori. Ne avevamo già parlato ma riprendiamo questa notizia raccapricciante: bambini in età infantile costretti dalla mamma e dal nonno a prostituirsi … Sì, mamma e nonno facevano prostituire figli e nipoti, incuranti di ogni sofferenza provocata a questi bimbetti che crescevano e si aprivano alla vita sperando in un mondo che desse loro spazio, ma che invece ha provocato loro solo rabbia, dolore e l’avvio verso una disperata condizione di odioso ricatto sessuale e morale. Parliamo di bambini fin dalla nascita privati di un qualsivoglia spazio per poter amare la vita come tale, e soggetti invece ai turpi, immondi e criminali piaceri dei “grandi”, protetti dalla loro aura di adulti perversi, asociali, delinquenziali.

Bravi, adulti! Ricordatevi che c’è Qualcuno che grida che la vendemmia è matura e ve ne accorgerete presto o tardi: non sfuggirà nessuno.