All'attacco, Bambini!

di Giorgio Gagliardi

venerdì 31 maggio 2019

Non si ferma la violenza delle maestre in troppi asili: la shoah dei bambini nostri figli. Le istituzioni sembrano dimenticare le leggi già emanate da tempo sulla violenza fisica e psicologica nei futuri adulti. È questa l’Italia che vogliono i politici di adesso che riscrivono le stesse leggi? Child Abuse by Violent Nursery-School Teachers Continues in too Many Schools: a Modern Version of the Holocaust Involving Our Children. Institutions Seem to Have Forgotten the Laws that Have Long Been Issued to Prevent Physical and Psychological Violence against Future Adults. Is this the Country that Today’s Italian Politicians Want, by Reissuing the Same Laws?



1)Ti svito la testa, devi piangere”: bimbi maltrattati all’asilo a Isernia, sospese 2 maestre

Il lettore ricorderà l’articolo del 18 gennaio scorso a firma di Antonio Palma, che trattava dei motivi della sospensione di due maestre di 49 e 58 anni, insegnanti in una scuola dell'infanzia della città molisana di Venafro. Le parole di minaccia di un’insegnante a un piccolo allievo «Devi piangere, ti svito la testa» ci avevano colpito, unitamente alle scene di bimbi trascinati via con la forza, strattonati e colpiti con libri in testa (Fonte: https://www.fanpage.it/attualita/ti-svito-la-testa-devi-piangere-bimbi-maltrattati-allasilo-a-isernia-sospese-2-maestre/).

Nessun nuovo commento se non quello che le leggi che interessano il popolo e non i parlamentari subiscono rallentamenti a non finire. Bambini, donne, bisognosi subiscono e tacciono anche se sono fatte delle processioni infinite per questo o per quello, ma coloro che hanno subito si portano nel loro subconscio la rabbia e la delusione dei loro diritti non rispettati, anzi schiacciati. E così si va avanti. Ogni tanto si legge di maestri e maestre non alla loro altezza e professionalità, ma alla gente sembra non interessare molto. Ci sono mamme e papà che piangono e digrignano i denti lasciando annegare anche nel proprio subconscio ciò che i loro figli hanno subito. Anche le loro delusioni esploderanno in seguito, perché le mine scoppiano quasi sempre se sono calpestate da provvedimenti che non arrivano se non sulla carta, ma non in pratica.

2) Bimbo di 4 mesi vomita, maestra di asilo nido lo picchia fino a renderlo cieco. (Kansas Usa)

L’unica colpa del piccolo pare fosse quella di aver vomitato, tanto è bastato infatti per far scattare la furia nella maestra che lo ha colpito in testa provocandogli danni al cervello che lo hanno reso cieco. La donna gestiva un asilo abusivo ma i genitori pensavano fosse regolare.

21 GENNAIO 2019

Doveva prendersi cura di quel piccolo di appena quattro mesi durante l'assenza dei genitori invece lo ha picchiato in maniera brutale accanendosi su di lui fino a provocargli lesioni permanenti che lo hanno reso cieco. Per questo una maestra di asilo nido statunitense, Paige Hatfield, è stata arrestata dalla polizia di Olathe e ora è sotto processo per lesioni gravissime nello stato del Kansas. L'unica colpa del piccolo pare fosse quella di aver vomitato, tanto è bastato infatti per far scattare la furia nella donna che lo ha colpito in testa provocandogli danni al cervello. Come ricostruito dalla polizia locale, la donna gestiva un asilo nido che non aveva alcuna autorizzazione e quindi completamente illegale anche se le mamme dei piccoli non lo sapevano e lo credevano un luogo sicuro. Così era anche per Ashleigh Garcia, la mamma del piccolo Kingston Gilbert. "Abbiamo trascorso 18 giorni in terapia intensiva pregando che passasse tutto ma ci è stato detto dai dottori che Kingston non sarà mai più lo stesso bimbo" ha dichiarato la madre, aggiungendo: "Abbiamo dovuto sopportare e accettare che il bambino che stavamo portando a casa non era il bambino che ho lasciato all'asilo quel giorno". I medici hanno detto che Kingston, che andava all'asilo da appena dieci giorni, ha subito un "trauma cranico causato da violenti colpi fisici non accidentali". Hanno affermato che le ferite di Kingston derivavano da una "violenza estrema".


Il bambino è diventato cieco perché la maestra lo picchiava in testa e, oltre ad averne fatto un disabile grave, l’insegnante (che è meglio chiamare disgraziata) se ne andrà magari in pensione, ma non senza indennità di pensione, mentre il bambino non vedrà più la luce ed il mondo perché a quattro mesi le visioni sono indistinte. Si tenga anche conto che questa persona ha picchiato un bambino che, avendo pochi mesi, non è ancora stabilizzato, ma bloccato così in tutto.

Di bene in meglio. Ora non si è più sicuri di affidare un bambino a un’insegnante, in quanto potrebbe rivelarsi di una disturbata mentale che fa cerimonie in presenza dei genitori e poi a tu per tu con chi deve proteggere scatena la sua violenza e provoca disabili a rotta di collo.

Congratulazioni agli stati che attuano leggi a tutela dei bambini. Ma funzionano queste leggi di cui si riempiono la bocca molti politici per tenere ben incollata la poltrona al proprio sedere?

3) Maltrattano bimbi asilo, prese maestre - Smascherate da intercettazioni polizia in una mansarda di Torino

29/01/2019

(ANSA) - TORINO, 29 GEN - La polizia ha arrestato due maestre d'asilo, a Torino, accusate di maltrattamenti su bambini dai 3 mesi ai tre anni. Le indagini hanno appurato che le due donne, entrambe italiane, avevano allestito in una mansarda, senza riscaldamento, un asilo nido privato. Le maestre accoglievano un numero di bambini superiore a quello stabilito, lasciandoli piangere intere ore per la fame o per il sonno, strattonandoli e portandoli con sé a fare commissioni. In alcuni casi, per punizione, li chiudevano in una stanza da soli.

In carcere sono finite T.S. e M.F., maestre di un nido in famiglia privato. Maltrattamenti continuati in concorso, aggravati dalla minore età delle vittime è l'accusa nei loro confronti contestata dalla Procura di Torino Gruppo Fasce Deboli, che ha coordinato le indagini della polizia.

Dallo scorso novembre, la Squadra Mobile della Questura di Torino ha accertato - anche con il supporto di intercettazioni telefoniche - gravissime irregolarità nella gestione dell'asilo nido.
  

(Fonte: http://www.ansa.it/piemonte/notizie/2019/01/29/maltrattano-bimbi-asilo-prese-maestre_efb268da-5025-4001-8cb0-bc6691749bf0.html - RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA).

4) Quanti sono 117 morti?

Un naufragio che questa volta è una strage: 117 morti. Ma quanti sono 117 morti? Perché il numero, grande, rischia di non rappresentare a pieno le storie delle persone, e di restare un dato più che un’emozione. E allora io provo a capirlo, questo numero, facendo anche a me stesso degli esempi. 117 persone equivalgono a un supermercato pieno, a sei uffici postali, a un palazzo di trentanove piani con una famiglia per ogni piano. Tutti morti.

POLITICA ITALIANA 20 GENNAIO 2019 - 09:27 di Saverio Tommasi

117 morti, se stessero accanto e con le braccia aperte, formerebbero una catena di 292 metri, che a farli di corsa ci vorrebbero trenta secondi anche a Usain Bolt. Se invece sei una persona normale ti ci vuole un minuto e mezzo, di corsa, per sorpassare 117 morti stesi e con le braccia aperte.

117 morti sono un palazzo di 39 piani, per tre persone a piano.

117 morti equivalgono a una decina di giri completi alle macchinine a scontro, al Luna Park. Come se per dieci giri tu sapessi che tutti quelli che ci salgono, poi, non scenderanno più. E noi siamo lì, a bordo pista, a tenere il conto dei giri che passano.

117 morti sono 234 occhi che guardano. E chissà le urla, poi, moltiplicate per 117; una grande confusione di voci anche mentre affogavano.

117 morti sono una fila mai vista neanche alla Posta, che è famosa per le file lunghe. Io alla Posta prendo il numerino e trovo dieci o venti persone prima di me, e con quei numeri l'Ufficio è già pieno. Immaginatevi ora una fila di 117 persone, equivalgono a sei uffici postali pieni.

117 persone somigliano a un supermercato medio pieno, proviamo a immaginarlo. C'è chi compra il pesce, la verdura, i biscotti, la birra, il riso, i pannolini per i bambini, e così via. 117 azioni come questa, cose normali come "scusi, è suo il carrello?" che non faranno più. Frasi normali come: "Dai, babbo, mi compri la cioccolata?" che non verranno più dette.

Fra quelle 117 persone, disperse nel Mar Mediterraneo – il più grande cimitero al mondo – sappiamo oggi che c'erano anche dieci donne. Una di loro era incinta. E poi c'erano due bambini, fra quelle 117 persone, fra quei 234 occhi. Uno di quei bambini aveva due mesi. L'età in cui i bambini portano il pannolino che ora la mamma che era con lui non gli comprerà più, in quel supermercato pieno di gente in fondo al mare.

Saverio Tommasi


ERRATA CORRIGE: I morti annegati al 20 gennaio 2019 sarebbero circa 170.

5) Nuove stragi nel Mediterraneo, oltre 170 migranti morti e dispersi

Mattarella: "Profondo dolore" per gli oltre 100 migranti annegati ieri sera a nord della Libia. Nei giorni scorsi, 53 inghiottiti dal Mare di Alborán. Papa Francesco: "Cercavano un futuro per la loro vita, prego per loro e per chi ha responsabilità di quello che è successo"

20 gennaio 2019 Oltre 170 migranti annegati in due distinti naufragi in pochi giorni nel Mediterraneo: 117, secondo i superstiti, annegati nelle scorse ore in un naufragio a nord della Libia, 53 scomparsi nel mare Alborán nei giorni scorsi e di cui solo oggi giunge notizia. E' questo il tragico bollettino che nel giro di 24 ore ha riacceso allarme e sgomento sul dramma dei migranti. Gommone affonda a nord della Libia Di ieri sera la notizia di un gommone semi affondato davanti a Tripoli, partito giovedì sera con 120 persone a bordo. Solo 3 di loro si sono salvati, grazie all'intervento della Marina militare italiana. Portati a Lampedusa, hanno raccontato agli operatori dell'Oim il drammatico epilogo di un viaggio disperato: dopo circa undici ore di navigazione, il gommone si è sgonfiato e le persone sono via via cadute in mare. A parte i 3 - due sudanesi e un gambiano - sarebbero tutti annegati. Tra loro dieci donne, una delle quali incinta, e due bimbi, uno di appena due mesi. Provenivano soprattutto da Nigeria, Camerun, Gambia, Costa d'Avorio e Sudan. Traumatizzati e sotto choc, hanno infine raccontato di essere rimasti tre ore in acqua, prima di essere recuperati, assistendo alla tragedia.  A confermare l'assenza di superstiti, la nave mercantile inviata ieri dalle autorità libiche nella zona in cui era stato avvistato il gommone. La Guardia Costiera italiana ha spiegato che "l'operazione, sotto il coordinamento libico, si è conclusa nella notte di ieri dopo l'intervento di un elicottero della Marina Militare italiana, che ha tratto in salvo tre naufraghi; una nave mercantile dirottata dai libici, giunta in zona, ha effettuato un'attività di ricerca, non trovando alcuna traccia del gommone". 


6) I bambini degli altri

Bimbi e guerre, i numeri choc dell’Unicef: 34 milioni soffrono ogni tipo di abuso
Decine di Paesi in guerra, dove a pagare il prezzo più alto sono proprio i più piccoli. Sono oltre 34 milioni i bambini che vivono in situazioni di conflitto armato e disastri naturali, denuncia Unicef. Repubblica Democratica del Congo, Siria e Yemen, le nazioni dove minori sono più a rischio di subire abusi di ogni tipo.

31 GENNAIO 2019 - 15:45 di Mirko Bellis

Decine di Paesi in guerra, dove a pagare il prezzo più alto sono proprio i più piccoli.
Sono oltre 34 milioni i bambini che vivono in situazioni di conflitto armato e disastri naturali, senza accesso a servizi di protezione dell'infanzia. E’ l’ultima denuncia contenuta nel Rapporto sull'intervento umanitario diffuso da Unicef. Repubblica Democratica del Congo, Siria e Yemen, le nazioni dove minori sono più a rischio. “Guerre e disastri umanitari – sottolinea il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia – mettono a repentaglio la loro sicurezza, il loro benessere e il loro futuro”. I bambini nelle nazioni in conflitto soffrono ogni tipo di abuso. Dai danni immediati provocati dai combattimenti fino alla violenza sessuale, al rapimento e reclutamento forzoso. “La violenza contro i bambini assume forme sinistre”, avverte Unicef. E le conseguenze sono terribili: morte, gravi ferite e traumi psicologici.

L’infanzia spezzata nella Repubblica Democratica del Congo

Nella Repubblica Democratica del Congo, Joseph, un ragazzo di 16 anni, porterà per sempre il ricordo del conflitto che da anni insanguina il suo Paese. Nell'ottobre del 2017 mentre tornava a casa, è stato fermato dai miliziani di Kamuina Nsapu, un gruppo ribelle della provincia del Kasai Centrale. “Mi hanno detto che dovevo unirmi a loro, ma io non volevo”, racconta Joseph. “Uno dei miliziani allora ha preso un coltello e, dopo aver messo la lama sul fuoco, ha iniziato a incidermi sul collo il mio nome. I dolori erano così forti che ho accettato di far parte della milizia”. Anche Albert è un altro adolescente reclutato con la forza dai ribelli congolesi. Un giorno, in un villaggio, è stato ferito alle gambe dai militari regolari. “Non potevo camminare per raggiungere un ospedale – ricorda – così mi sono rifugiato nella foresta dove mi sono curato da solo”. Joseph e Albert adesso sono al sicuro al Centre pour Transit et Orientation, un centro di reintegrazione per ex bambini soldato a Kananga, nel Kasai Centrale.

Per i bambini, agli orrori della guerra, si aggiunge la mancanza delle cure mediche, del cibo o dell’acqua, dei servizi igienico-sanitari, dell’istruzione e di altri diritti basilari. “Se i bambini non hanno luoghi sicuri per giocare, se non possono essere riuniti con le loro famiglie, se non ricevono supporto psicosociale, non possono guarire dalle cicatrici invisibili causate dalla guerra”, ha dichiarato Henrietta Fore, direttore generale dell'Unicef.

Sud Sudan: oltre 2 milioni di bambini senza scuola

A Wau Shilluk, una città nel Sud Sudan, non è rimasto più niente. A causa della guerra civile sono andate distrutte case, scuole e strutture sanitarie. Anche il sistema idrico è stato danneggiato e non è più funzionante. Per poter far arrivare gli aiuti umanitari, Unicef è costretta a viaggiare lungo il fiume perché le strade sono ancora disseminate di mine antiuomo. Nonostante la firma di un accordo di pace, la situazione umanitaria rimane disastrosa, con continue violenze, grave insicurezza alimentare e nutrizionale, sconvolgimento economico e focolai di malattie. Più di 4, 5 milioni di persone sono state sradicate dalle loro case, 6 milioni di persone hanno bisogno di acqua e impianti igienici e 2, 2 milioni di bambini non frequentano la scuola.

Yemen: un bimbo su tre soffre di malnutrizione acuta

Particolarmente drammatica è la situazione dei bambini yemeniti: a causa dell'impatto del conflitto in corso, oltre 11 milioni di minori richiedono assistenza umanitaria. Affrontano carenze alimentari, malattie e una grave mancanza di accesso ai servizi sociali di base. In Yemen, un bambino su tre è a rischio di malnutrizione acuta, come ha rilevato nella sua recente visita al Paese mediorientale, Geert Cappelaere, il direttore regionale di Unicef per il Medio Oriente e il Nord Africa.

Anche i bambini che sono riusciti a scappare dalle aree sconvolte dalla guerra sono a rischio. Basti pensare alle difficili condizioni di migliaia di minori siriani nei campi profughi sparsi in patria o in Libano. Oppure in Etiopia, dove un milione e mezzo di bambini è sfollato e ha bisogno di assistenza umanitaria.

“Oggi milioni di bambini subiscono terribili livelli di violenza, stress e trauma a causa di conflitti armati e disastri umanitari”, ha affermato Fore. “Tuttavia – fa notare Unicef – i finanziamenti limitati, il crescente disinteresse delle parti in guerra per il diritto internazionale e il diniego dell'accesso umanitario, rappresentano una significativa limitazione alla capacità delle agenzie per gli aiuti di proteggere i bambini”. Per far fronte ai propri impegni verso i più piccoli, Unicef ha lanciato un appello rivolto alla comunità internazionale in cui chiede fondi per 3, 9 miliardi di dollari. “Fornire a questi bambini il supporto di cui hanno bisogno è fondamentale, ma senza azioni internazionali consistenti e condivise, molti continueranno ad essere lasciati indietro”, ha sottolineato Manuel Fontaine, direttore dei programmi d'emergenza dell'Unicef. Le risorse finanziarie serviranno a garantire accesso ad acqua sicura, nutrizione, istruzione, salute e protezione a 41 milioni di bambini in 59 paesi nel mondo.

Mirko Bellis


7) Prato, bacchettate e calci per spaventare i bimbi del doposcuola: arrestate due maestre

Due maestre sono state arrestate dalla polizia a Prato con le accuse di maltrattamenti e percosse nei confronti di bambini tra i tre e i sei anni che frequentano un doposcuola cinese in città. L’inchiesta ha utilizzato telecamere nascoste: le due donne avrebbero anche dato bacchettate sulle mani dei bambini.

CRONACA ITALIANA 31 GENNAIO 2019 15:16 di Susanna Picone

L’ultimo caso di maltrattamenti su minori arriva da Prato. Due donne cinesi sono state arrestate dalla polizia con l’accusa di maltrattamenti e percosse nei confronti di bambini di età compresa tra i tre e i sei anni che frequentano un doposcuola in cui le indagate lavorano come insegnanti. Le due maestre hanno ventisei e trentotto anni e attualmente sono agli arresti domiciliari disposti dal gip. Una terza insegnante che lavora nello stesso doposcuola cinese ha ricevuto un avviso di garanzia ma per lei non è scattata alcuna misura cautelare. Le indagini che hanno portato ai provvedimenti si sono avvalse dell'uso di telecamere nascoste nel doposcuola, una struttura con una decina di aule che si trova in un capannone al Macrolotto Uno, periferia industriale a sud della città. A frequentare questo doposcuola sono bambini cinesi che vengono quotidianamente portati nella struttura dai genitori sin dal mattino.

Maestre hanno utilizzato bacchette per percuotere le mani dei bambini e calci per intimorirli – A coordinare le indagini la procura di Prato: tutto è nato da una segnalazione arrivata nel dicembre dello scorso anno. Una maestra che lavorava nel doposcuola avrebbe confidato a un genitore di maltrattamenti da parte delle insegnanti. A quanto emerso e come si vede dalle immagini, le due giovani insegnanti arrestate hanno utilizzato bacchette per percuotere le mani dei bambini e per intimorirli li hanno colpiti a calci. Nelle immagini si vedono chiaramente i metodi violenti delle maestre. Si vede ad esempio una donna che gira tra i banchi con la bacchetta e picchia sulle mani e sulla schiena di un bambino e anche bambini sollevati e trascinati dalle due insegnanti.

Susanna Picone (Cronaca italiana)


8) Siena, arrestata educatrice d’asilo: “Chiudeva il naso ai bambini per costringerli a mangiare”

Un’educatrice di un nido domiciliare è stata arrestata a Siena: tra i maltrattamenti accertati dai carabinieri strattonamenti, percosse e alimentazione forzata dei bambini.

18 FEBBRAIO 2019 08: 56 di Davide Falcioni

I carabinieri della stazione di Siena hanno arrestato un'educatrice di 52 anni per maltrattamenti sui bambini; la donna gestiva un nido domiciliare, una sorta di asilo in casa la cui regolarità è in corso di verifica.

L'operazione dei militari è stata effettuata in seguito a una serie di segnalazioni da parte delle mamme dei bambini, tutti tra i sei mesi e i tre anni e alcuni con disturbi del sonno o comportamenti anomali. Determinante è stata poi la testimonianza di una ex collaboratrice dell'educatrice che riferito di comportamenti non sempre professionali con i piccoli. I carabinieri hanno quindi deciso di piazzare telecamere nascoste che hanno consentito di registrare "comportamenti violenti – si legge in una nota dei militari – come strattonamenti, percosse, talvolta in piccole lesioni procurate ai bimbi, alimentazione coattiva, attraverso pressioni sullo sterno o occlusione del naso per imporre l’apertura della bocca, urla continue e insulti".

Le manette nei confronti dell'educatrice sono scattate due giorni fa, quando i carabinieri sono intervenuti dopo che la donna aveva messo – per punizione – una bambina sul passeggino chiudendola in terrazzo. Durante un'ispezione i militari hanno anche trovato una fascia elastica artigianale che la cinquantaduenne utilizzava per immobilizzare i piccoli. L'educatrice è stata arrestata e portata nel carcere fiorentino di Sollicciano. L'arresto è stato convalidato dal giudice per le indagini preliminari Alessandro Buccino Grimaldi. La donna è ora agli arresti domiciliari.

La 52enne inviava foto e video ‘fake' ai genitori dei piccoli: immagini che ritraevano i bambini sereni impegnati in attività ludiche, inviati tramite Whatsapp, rassicurandoli sulla loro permanenza nell'asilo. Agli stessi genitori, secondo quanto si apprende da fonti investigative, peraltro veniva vietato di entrare nell'asilo domiciliare "per motivi igienici" e quando andavano a riprendere i piccoli dovevano sempre comunicare l'arrivo tramite un messaggio Whatsapp all'educatrice. In questo modo aveva tutto il tempo per tranquillizzare eventualmente i bambini che piangevano o nascondere eventuali segni di maltrattamento. Alla 52enne ogni giorno venivano affidati da cinque a dieci bambini piccolissimi, da 6 mesi a 3 anni, e i genitori dovevano pagare una retta mensile di 600 euro o una tariffa oraria di 7 euro.


Non ci sono conclusioni. Aspettiamo solo di leggere altre notizie di persone criminali che infieriscono sui bambini ed andiamo avanti così con una schiera di futura disabili psicologici che affronteranno il mondo con rabbia e paura. Bravissimi tutti: avanti e voltiamo pagine penose.

9) Giustizia è fatta dopo 7 anni

Ruba tre merendine da un distributore: denunciato e arrestato, deve scontare 2 mesi in carcere.

Un ragazzo albanese residente in Provincia di Pesaro è stato arrestato per un furto di tre merendine commesso nel 2012, quando rubò i dolciumi da un distributore della scuola.

CRONACA ITALIANA 2 MARZO 2019 17: 10 di Davide Falcioni

Finire in carcere per aver rubato delle merendine? E' possibile e ne sa qualcosa Alban C., un ragazzo ancora minorenne che nel 2012 insieme a degli amici rubò tre merendine, per un valore di circa cinque euro, da un distributore automatico della scuola di Vallefoglia, in provincia di Pesaro, che frequentava.

Ebbene, a circa sette anni di distanza Alban è stato chiamato dai carabinieri per una notifica: il ragazzo, che oggi ha 22 anni, in un primo momento ha pensato che riguardasse qualcosa del suo permesso di soggiorno. Con grande sorpresa ha invece appreso che si trattava di qualcosa di ben più serio. I militari gli hanno spiegato infatti: "Lei è qui per quella merendina rubata nel 2012: lei ha avuto un processo e una condanna passata in giudicato. La procura generale ha emesso il decreto di esecuzione della pena. Deve scontare 2 mesi e 20 giorni di reclusione in carcere e pagare 80 euro di multa. Venga, l’accompagniamo in carcere".

Il giovane Alban è naturalmente rimasto a bocca spalancata e il suo avvocato Marco Vitali, intervistato dal Resto del Carlino, ha commentato: "Sono avvilito perché è incredibile quello che è successo. Siamo di fronte ad un caso di malagiustizia che spedisce in carcere un ragazzo per una merendina del valore di 5 euro mentre gli altri amici di quella sera, per la stessa ragione, hanno avuto il perdono giudiziale. Alban, dopo esser stato riconosciuto da un carabiniere che ha pensato di identificarlo in un giovane col cappuccio in testa che stava arraffando la merendina, è sparito dalla casa famiglia di Vallefoglia tornando in Albania". La vicenda giudiziaria che ha visto protagonista il giovane appare paradossale, eppure a emettere la sentenza definitiva è stata niente meno che la Corte di Cassazione.

Davide Falcioni


Anche qua il nostro paese emerge per sentenze che hanno fatto ridere molte persone per le paradossali conclusioni cui arriva questo caso definito più sopra di “malagiustizia”; attenti però a criticare chi sbaglia e se è un magistrato le vie della giustizia sembrano molto intricate: di storie simili ne leggiamo spesso, ma da brave pecore andiamo avanti a seguire questi… pastori…

10) Vercelli, due maestre d’asilo sospese per aver picchiato e spaccato il labbro a una bambina

Due educatrici di un asilo privato di Vercelli sono state interdette dalla professione per un anno: avrebbero malmenato una bimba spaccandole il labbro.

CRONACA ITALIANA 11 APRILE 2019 16:43 di Davide Falcioni

Due educatrici di un asilo privato di Crescentino, in provincia di Vercelli, sono state interdette per un anno dalla professione in seguito a un'inchiesta su presunti maltrattamenti sui minori. A eseguire il provvedimento sono stati i carabinieri. Le indagini avevano avuto inizio alla fine dello scorso anno dopo la denuncia di una madre che si era recata ai carabinieri di Crescentino riferendo che la figlia, di poco meno di tre anni, era rientrata dall'asilo con un labbro rotto e dei lividi sul viso, e che la spiegazione delle insegnanti – che avevano parlato di una caduta accidentale – non era apparsa convincente. Durante gli accertamenti, che sono stati coordinati dal pubblico ministero Davide Pretti della procura di Vercelli, all'interno scuola per l'infanzia sono stati posizionati microfoni e telecamere. Le destinatarie delle misure interdittive sono solo due delle quattro maestre.

Le due maestre avevano ripetutamente spiegato alla mamma della bimba che quei lividi erano dovuti alla spiccata vivacità della piccola: in un primo momento i genitori hanno creduto a questa versione, ma poi si sono insospettite ed hanno denunciato ai carabinieri. Alle destinatarie delle misure interdittive, due sole delle quattro educatrici dell’asilo nido privato interessato, di 45 anni e 31 anni, entrambe residenti nel Vercellese, è stato imposto il divieto temporaneo di esercitare la professione in qualsiasi altro istituto sia  pubblico che privato per la durata di un anno. Proprio nel tentativo di non provocare un disagio alle famiglie, che hanno necessità della struttura per la custodia dei figli, il provvedimento è stato eseguito alla nelle ore pomeridiane, quando la scuola era ormai chiusa, in modo da prevedere la sostituzione delle insegnanti già per la mattina di oggi.

Davide Falcioni


11) Cernobbio (COMO), neonati ribaltati a faccia in giù in culla e bimbi maltrattati: maestra d’asilo si scusa

Si è scusata, ammettendo di aver sbagliato, la maestra d’asilo di 58 anni arrestata la scorsa settimana a Cernobbio, in provincia di Como. Le immagini delle telecamere nascoste installate dai carabinieri avevano documentato numerosi episodi di maltrattamenti nei confronti di bimbi dagli 8 ai 14 mesi: in un caso la donna aveva rivoltato bruscamente un neonato in culla come se fosse un bambolotto. Davanti al giudice la maestra si è giustificata: “Avevo gravi problemi personali”.

COMO 4 APRILE 2019 - 11: 52 di Francesco Loiacono

Un neonato rivoltato in maniera brusca a faccia in giù nella culla come se fosse un bambolotto. E numerosi altri episodi di maltrattamenti nei confronti di bambini di età compresa tra gli otto e i 14 mesi, piccoli ospiti dell'asilo nido comunale di Cernobbio, in provincia di Como. Sono queste le accuse di cui deve rispondere la maestra d'asilo di 58 anni arrestata lo scorso 28 marzo dai carabinieri, dopo accurate indagini durate sei settimane. La donna ieri mattina, secondo quanto riferito dal quotidiano "Il Giorno", davanti al giudice per le indagini preliminari di Como Laura De Gregorio si è scusata per i propri comportamenti, ammettendo di aver sbagliato e di non essersi resa conto di quello che stava facendo. La 58enne, con circa 40 anni di lavoro da educatrice alle spalle e nessun problema del genere alle spalle, si sarebbe giustificata dicendo che nel periodo a cui si riferiscono le indagini stava vivendo una situazione personale di forte disagio, con problemi a cui però nessuna delle sue colleghe si sarebbe interessata. E l'educatrice, pur ammettendo le proprie responsabilità – anche perché inchiodata dalle immagini delle telecamere nascoste installate dai militari dell'Arma -, avrebbe anche espresso amarezza per quello che reputa un mancato aiuto da parte delle colleghe: nessuna infatti le avrebbe detto che i suoi comportamenti con i bimbi stavano travalicando i compiti di un educatore.

Le terribili immagini hanno scosso tutto il paese

Certo, guardando le immagini che hanno incastrato la maestra si fa fatica a capire come si possa sfogare una pur comprensibile difficile situazione famigliare su bambini inermi, distesi su una culla e rivoltati come se fossero bambolotti di stoffa. Oppure strattonando altri bambini di appena un anno di età. Immagini terribili che hanno scosso Cernobbio, rinomata località turistica sul lago di Como, e hanno spinto la stessa maestra d'asilo arrestata a chiedere scusa per il suo comportamento. La donna si trova agli arresti domiciliari dallo scorso giovedì: tuttavia il giudice le ha concesso il permesso di incontrare anche altri famigliari che non vivono con lei, attenuando i divieti precedentemente imposti.

Francesco Loiacono


La lista di asili dove le botte sembrano all’ordine del giorno ha spinto la Camera ha riesumare la legge delle videocamere negli asili e negli istituti per anziani. La domanda è semplice: queste maestre non sono mai state visitate od ascoltate per accertare le loro condizioni psicofisiche? Non basta (e si è già detto moltissime volte) fare dei controlli che non sono eseguiti neanche a campione ed escludere dalle mansioni proprie delle maestre d’asilo quei soggette che hanno problemi di burnout o altro.

Altra domanda: i dirigenti scolastici cosa ci stanno a fare? Il loro compito non include sorvegliare affinché non ci siano violenze sui bambini?

Il silenzio è oltremisura: si denunciano i fatti, ma i provvedimenti sono sempre a venire. Esisteva già la legge che prevedeva le videocamere di sorveglianza e il comune di Milano l’avrebbe già applicata da qualche anno. Si è dovuta rielaborare una successiva legge perché la prima non bastava: sembra di trovarsi a un punto di non ritorno.

giovedì 31 gennaio 2019

L’umanità che salva e la falsa umanità che ci annienta/ About Humanity that Is Safe and False Humanity that is Annihilating itself ... and Us



1) Firenze, incendio in casa: mamma salva i bimbi gettandosi fra le fiamme, gravissima

Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, la 40enne, resasi conto di quanto avvenuto, sarebbe entrata nella stanza dei figli di 8 e 10 anni per ben due volte, portando via prima uno e poi l’altro figlio a costo della sua stessa vita. Ora ha ustioni su oltre il 90 % del corpo ed è gravissima. I due figli hanno ustioni sul 50% del corpo e sono ricoverati con prognosi riservata.

CRONACA ITALIANA 6 DICEMBRE 2018 21:53 di Antonio Palma
Quando si è accorta che in casa era divampato un devastante rogo che aveva completamente avvolto la stanzetta dei suoi figlioletti, non ha esitato a lanciarsi tra le fiamme per salvarli, rimanendo ustionata in maniera gravissima. È quanto hanno stabilito le indagini dei carabinieri sull’incendio divampato mercoledì sera in un appartamento di una palazzina di due piani in via Santissima Annunziata a Firenzuola, nella città metropolitana di Firenze che ha causato il ferimento della donna e dei suoi figli di 8 e 10 anni. La mamma coraggio, una 40enne di origini albanesi, è stata inizialmente trasportata in codice rosso all’ospedale di Borgo San Lorenzo dove è stata stabilizzata e medicata ma, vista la gravita delle sue ferite, è stata poi trasferita con l’elicottero al centro grandi ustionati di Pisa dove ora è ricoverata in condizioni gravissime e con ustioni su oltre il 90 per cento del corpo.
I due piccoli, i bimbo di 8 anni e la sorella di 10 anni, anche loro in un primo momento trasportati dalle ambulanze del 118 all’ospedale di Borgo San Lorenzo, sono stati trasferiti invece all’ospedale pediatrico Meyer di Firenze dove la ragazzina è stata sottoposta anche ad un intervento chirurgico di dermoabrasione. Entrambi hanno ustioni sul 50 per cento del corpo e sono stati ricoverati in prognosi riservata. Secondo i primi rilievi dei carabinieri della Sezione Investigazioni scientifiche di Firenze e dei vigili del fuoco, proprio dalla loro stanzetta si sarebbe originato il rogo devastante che ha ferito loro e la mamma.
Si tratterebbe di un rogo doloso e dalle prime ipotesi ad innescarlo potrebbero essere stati gli stessi bimbi giocando con un accendino col quale avrebbero inavvertitamente dato fuoco ai mobili di casa. La mamma, resasi conto di quanto avvenuto, sarebbe subito accorsa per salvare i figli bloccate dalle fiamme. Per sottrarli al rogo la 40enne sarebbe entrata nella stanza per due volte, portando via prima uno e poi l’altro figlio a costo della sua stessa vita.

Antonio Palma


C’è ancora umanità nelle mamme, esclusi i diversi casi di violenza sui figli, e si è contenti di leggere che fanno di tutto per salvare i propri figli anche in situazioni di estremo pericolo per loro. Grazie per quello che fate e che farete. Sono molte le mamme che fuggono in Nigeria (ad esempio per portare i loro figli in salvo e per non assistere alla loro uccisione che laggiù succede) e fanno estremi sacrifici per salvarli e per dare loro da mangiare quando è possibile. Questi ultimi esempi sono poco citati e non ci sono giorni in cui vengono commemorate o minuti di silenzio per ricordarle. Le nostre istituzioni passano oltre. Eppure secondo le ultime statistiche Boko Haram ha ucciso 27000 civili (Euro News del 17/12), ma sono notizie che si leggono alla fine degli articoli pubblicati e non sono fake news. La triste realtà si perde nella polvere dell’oblio, così come le sue grida di aiuto.

2) Andria: la padrona è ricoverata, i suoi due cani la attendono fuori dall’ospedale da 15 giorni

Una toccante storia di affetto tra due cani e una donna arriva da Andria: gli animali stanno attendendo da 15 giorni che la loro padrona esca dall’ospedale, dove è ricoverata.

CRONACA ITALIANA 16 DICEMBRE 2018 15:35 di Davide Falcioni

Due cani meticci da quindici giorni stazionano davanti all'ospedale Bonomo di Andria, in Puglia, in attesa che la loro proprietaria venga dimessa dal reparto in cui è ricoverata, quello di neurochirurgia. La donna è stata trasportata al nosocomio d'urgenza all'inizio di dicembre e i suoi fedeli cani l'hanno seguita, cercando ripetutamente anche di entrare nelle stanze di degenza, da dove sono stati scacciati da medici e infermieri. Da quel momento i due cani, appostati per giorni all'ingresso dell'ospedale, non si sono mai mossi da lì salvo per qualche ora. Sono stati sovente fotografati dai passanti e gli scatti, pubblicati su Facebook, sono diventati virali, tanto che molti andriesi portano quotidianamente loro cibo e acqua. "Da dieci giorni la loro padrona è ricoverata. Loro stazionano all'ingresso dal giorno del ricovero. La fedeltà, istinto della natura!", scriveva alcuni giorni fa sui social network il primo segnalatore della presenza dei due animali di fronte all'ospedale Bonomo di Andria. E subito è scattata una gara di solidarietà. Una volta diventate virali alcuni hanno riconosciuto i due cani e raccontato la sfortunata storia della padrona, spiegando che i due meticci sono stati ben tenuti e sterilizzati, e che non rappresentavano un pericolo per gli utenti dell'ospedale. In molti si sono adoperati per accudirli, anche se i commercianti raccontavano che i due animali erano soliti tornare a casa, a poche centinaia di metri da lì, per mangiare per poi riprendere posto su quel marciapiede di via Istria per il resto della giornata, in attesa che la proprietaria venga dimessa.


Si legge da tempo che diversi animali, soprattutto i cani, ma non solo, seguono il loro padrone anche sulla tomba (Cane Annibale che per diversi anni fu sulla tomba del suo padrone) o, come segnalato in questo caso che riguarda due bastardine, forse spettano la padrona ricoverata in ospedale. Si vorrebbe dire di imparare anche da questi animali che hanno delle emozioni positive nei riguardi dei loro amici/padroni e che mostrano più umanità di moltissimi umani che ignorano cosa è l’umanità e l’aiuto reciproco. Si legge ancora di quattro cani che sono sulla soglia dell’ospedale ad aspettare il loro padrone: senza creare disservizi vari, aspettano solo il loro padrone. Questa è una lezione per tutti gli umani: gli animali ci superano in umanità. In realtà siamo anche noi animali ma, dicono, più evoluti, anche se non lo dimostriamo. Si legge poi di altri tre casi di cani che aspettano il loro padrone fuori dall’ospedale senza congestionare il traffico, ma solo in attesa, senza nemmeno chiedere alcunché. Bravi, cani, che ci superate di molto. E superate di gran lunga tante persone che chiacchierano a vanvera ed hanno tutto da dire su tutto, spesso non sapendo di cosa stanno parlando.

3) Roma, arrestate tre maestre per maltrattamenti: offese e colpi alla testa ai bambini di un asilo

Avrebbero maltrattato i bambini dai tre ai cinque anni all’interno di un asilo di Ariccia, alle porte di Roma, le tre maestre e la collaboratrice scolastica arrestate questa mattina dai carabinieri di Velletri. Le quattro avrebbero sistematicamente strattonato e offeso i piccoli, spesso colpendoli anche alla testa.

CRONACA ROMA, ROMA ULTIME NOTIZIE 8 GENNAIO 2019 9:25 di Chiara Ammendola

Maestre arrestate per maltrattamenti in asilo ai Castelli Romani - Pubblicato da Alessia Rabbai

Sono tre le maestre arrestate dai carabinieri di Velletri questa mattina con l'accusa di aver maltrattato i bambini di un asilo nel centro di Ariccia, Comune dei Castelli Romani, poco fuori la città. Con loro è stata fermata anche una collaboratrice scolastica. Le quattro che si trovano tutti agli arresti domiciliari sarebbero state individuate grazie alle intercettazioni ambientali e alle riprese video delle telecamere nascoste all'interno dello stesso asilo, delegate dall'autorità giudiziaria: strattoni, insulti, colpi alla testa e umiliazioni quotidiani ai danni di bambini dai tre ai cinque anni.

A inchiodarle immagini e intercettazioni ambientali
L'indagine coordinata dalla procura locale è partita dalle denunce di alcuni genitori dei piccoli, dopo aver notato alcuni lividi sul corpo dei loro bambini e avrebbe fatto emergere un grave quadro indiziario nei confronti delle donne, tutte di età compresa dai 55 ai 65 anni, così come descritto dal giudice per le indagini preliminari che ha firmato l'ordine di custodia cautelare: le quattro sarebbero infatti responsabili di condotte di "sopraffazione sistematica" perpetrate nella loro attività lavorativa su bimbi ospiti dell'asilo.

Forza Italia e Codacons: "Serve videosorveglianza""L'elemento importante che emerge da questa brutta storia di maltrattamenti è il ruolo centrale delle riprese video nell'ambito degli accertamenti eseguiti dai carabinieri, a conferma dell'opportunità e dell'urgenza di introdurre sistemi di videosorveglianza nelle strutture che si occupano dei più indifesi, come asili e altre realtà che ospitano anziani o disabili – ha detto la deputata di Forza Italia Annagrazia Calabria – Con la legge a mia prima firma, che è già stata approvata alla Camera a larghissima maggioranza, vogliamo offrire alle Forze dell'Ordine uno strumento in più per individuare e punire condotte così orribili, puntando al tempo stesso sulla prevenzione e sulla formazione. La richiesta per l'introduzione delle telecamere negli asili e scuole elementari arriva anche dal Codacons per "per controllare l'operato del personale scolastico ed evitare abusi e violenze che possono avere conseguenze anche gravi sui minori" commenta il presidente Carlo Rienzi, sollecitando l'iter procedurale della proposta di legge.

(Continua su: https://roma.fanpage.it/roma-arrestate-tre-maestre-per-maltrattamenti-offese-e-colpi-alla-testa-ai-bambini-di-un-asilo/

Sono pochissimi i parlamentari che si adoperano in difesa dei bambini piccoli che frequentano gli asili. Attualmente la deputata Annagrazia Calabria, che si ringrazia sentitamente, ha rinnovato le richieste che da decenni si sono proposte (ripeto che decenni fa c’era stato anche un convegno a Losanna (Svizzera), che però sembra aver sortito pochissimo interesse tra i deputati di cui un centinaio si era opposto alla legge per piazzare dei video negli asili.
Inoltre sarebbe essenziale somministrare test annuali alle maestre per monitorarne la performance o per qualsiasi altro motivo che i dirigenti scolastici dovrebbero conoscere ed applicare, ma specie su questo argomento c’è un silenzio insensato. Anche il CODACONS chiede le videocamere negli asili e sembrerebbe che in Lombardia alcuni asili si siano o si stiano attrezzando in quel senso. Da parte degli altri c’è un eloquentissimo silenzio e si continua a far appello alla mancanza di soldi, quando per altri motivi c’è uno sperpero osceno.

4)“Venite dall’Africa a fare gli idioti”. Insulti razzisti sui bimbi: maestra ai domiciliari

La donna, 55 anni, è finita ai domiciliari. Secondo le accuse, minacce e insulti proseguivano da tre anni. “Stai ferma… butti giù tutto. Anche quando mangi fa il ballo dell’Africa… dell’Africa nera” è una delle frasi razziste rivolte ai piccoli alunni, intercettate e finite nell’ordinanza del Gip.

CRONACA ITALIANA 17 DICEMBRE 2018 15:16 di Biagio Chiariello

Violenze fisiche e verbali, umiliazioni e insulti. Tutta una serie di vessazioni che per almeno tre anni sarebbero stati costretti a subire diversi bambini di una scuola materna di Imola. Nel caso dei bimbi di origine straniera, avevano riferimenti dispregiativi a sfondo discriminatorio e razziale verso i luoghi di provenienza. Per questo motivo una maestra di un istituto di infanzia di Imola, di 55 anni, è finita ai domiciliari: è accusata di maltrattamenti aggravati e le lesioni personali continuate commessi dal 2015 al 2018.

La sequenza ininterrotta di vessazioni fisiche e morali fa desumere che l'esercizio di violenza fisica e le aggressioni verbali, anche a sfondo razzista – si legge nell'ordinanza che dispone la custodia ai domiciliari per la donna – costituiscano il nucleo essenziale del metodo deviante" seguito dall'indagata nell'interpretare il proprio ruolo di maestra.

"Perché lei non sta ferma… lei butta giù tutto. Anche quando mangia, fa il ballo dell'Africa... dell'Africa nera! Il ballo del qua qua!", è una delle frasi intercettate e finite nell'ordinanza del Gip. Dalle registrazioni agli atti degli inchiesta, sottolinea il Gip, emergono insulti e minacce, “che quando sono rivolti a bimbi di colore assumono inflessioni particolarmente razziste”, nei loro confronti e in quelli dei genitori. “Dal Marocco, dalla Tunisia, dall'Algeria… Venite qui a fare… delle idiozie!”, una altra delle frasi intercettate. E ancora: “Se i tuoi genitori facevano un po’ di scuola erano molto più intelligenti invece di trattarti così… ti riducono come una larva, che non hai voglia di fare niente! Solo disturbare la quiete pubblica, fortuna che c'è la polizia! Al loro Paese!”

(Continua su: https://www.fanpage.it/venite-dallafrica-a-fare-gli-idioti-insulti-razzisti-sui-bimbi-maestra-ai-domiciliari/

Inutile ripetere le stesse frasi: mi sa che molte istituzioni debbano abbandonare la supremazia del “tutto va ben madama la marchesa” e guardare la realtà che emerge massicciamente dalle mamme di quei bambini che sono violentati e che si preparano alla vita futura nel peggiore dei modi.

5) India, 15 operai bambini intrappolati in una miniera. Corsa contro il tempo per salvarli


Avete letto giusto: sono quindici bambini che in una miniera illegale, cioè non riconosciuta dallo stato come tale, ma che è comunque considerata dalla gente fonte di sopravvivenza, è frequentata anche da bambini per aiutare la loro famiglia a vivere lavorando per estrarre il carbone a una profondità che nemmeno gli adulti considerano possibile per lavorare.

Strano, ma loro lo fanno. Non hanno gli smartphone, perché sono in tanti ad estrarre il carbone per vivere e lo fanno quotidianamente a proprio rischio e pericolo, forse anche perché il loro padre glielo ha imposto. Guardiamo bene i figli attuali europei che non sono a 100 metri di profondità a scavare per portare a casa il carbone o per venderlo, quelli che sono bulli e si scagliano sui più deboli per gioco, perché è di moda e sono solo annoiati. Poverini, vero? Perché non paghiamo loro un biglietto per lo Stato di Meghalaya e li mandiamo giù in quella miniera a tentare di lavorare, si dice tentare perché probabilmente sarebbero solo presi dal terrore e dalla paura di essere là, ma farebbe loro un gran bene per imparare cosa vuol dire lavorare e non giocare a qualsiasi gioco scemo e non costruttivo.

Quelli invece sono laggiù: cinque si sono salvati, ma per gli altri forse non suoneranno neppure le campane a martello, nonostante ci siano sommozzatori che fanno l’impossibile per tirarli fuori da quell’inferno che è proprio tale.

Si presume che oltre a non avere più contatti col mondo esterno, non abbiano nemmeno da mangiare e combattere il freddo che certamente non è a loro favore. Aiutiamoli almeno raccomandandoli a Chi può fermare questa ennesima disgrazia che colpisce i più poveri che cercano di sopravvivere, facciamo leggere ai nostri cari e simpatici figli e nipoti queste righe e ricordiamoli come esempio di voglia di vivere a qualsiasi costo, sfruttando la natura che non è sempre magnanima. E soprattutto non giustifichiamo più le discoteche notturne che riducono anche i minorenni di tutto il mondo ad incapaci di credere nell’umanità e non nell’imbecillità.

Quindici minorenni sono da giorni intrappolati a 106 metri di profondità in una miniera illegale di carbone nello Stato di Meghalaya, nel nordest dell’India.

ASIA 25 DICEMBRE 2018 17:00 di Davide Falcioni

In India è scattata la corsa contro il tempo per trarre in salvo quindici ragazzi, tutti minorenni, intrappolati da quasi due settimane sotto terra dopo che un'inondazione ha colpito il 13 dicembre una miniera illegale di carbone nello Stato di Meghalaya, nel nordest del Paese.

I soccorritori proseguono con le ricerche, ma la situazione è molto complicata, dal momento che la pioggia continua a cadere incessante sulla zona e l'acqua continua a riversarsi nella miniera, a 106 metri di profondità, da un fiume vicino. Tutto ciò rende estremamente pericoloso l'intervento dei sommozzatori. "Le nostre due pompe sono inefficaci. Avremmo bisogno di più potenza per drenare l'acqua", ha dichiarato il responsabile dei soccorritori, aggiungendo che il livello dell'acqua non solo non è sceso, ma al momento è salito dopo le nuove precipitazioni.

Con i 15 giovanissimi, ormai allo stremo delle forze, non è stato possibile stabilire contatti, ma le famiglie sono aggrappate alla speranza che abbiano potuto trovare riparo in una sacca d'aria. Uno di loro è riuscito a mettersi in salvo dall'inondazione e ha riferito che cinque persone erano riuscite a scappare. La situazione dei piccoli minatori indiani ricorda quella dei giovanissimi giocatori di calcio intrappolati in una grotta in Thailandia nei mesi scorsi. Un tribunale indiano aveva vietato le miniere di carbone in questa zona nel 2014, dopo le denunce degli ecologisti per un "grave inquinamento dell'acqua". Nonostante il divieto, però, le estrazioni di carbone continuano indisturbate senza nessuna tutela per i lavoratori, che come in questo caso sono sovente minorenni provenienti da famiglie molto povere della zona.

Davide Falcioni

(Continua su: https://www.fanpage.it/india-15-operai-bambini-intrappolati-in-una-miniera-corsa-contro-il-tempo-per-salvarli/

Purtroppo la povertà e un lavoro illegale, ma che è l’unico che si può fare, fanno vittime di continuo, vittime che sono citate ma anche spesso taciute. Così vanno avanti molte leggi: ci sono, ma non sono rispettate e le conseguenze le pagano coloro che fanno quei lavori pericolosi, ma gli stati stessi poi fanno scomparire le notizie frequenti e avanti tutta.

6) L’Unicef chiede soldi per lo tsunami L’Italia risponde: «Li hanno i Renzi» (La Verità)

L'ente lancia una sottoscrizione in Asia ma i donatori non hanno ancora dimenticato la vicenda delle ville dei parenti dell'ex leader Pd comprate con i loro soldi: «Denunciateli oppure non vedrete più un centesimo».C'è chi sceglie la rima: «Cercate quattrini? Citofonare Conticini». C'è chi si affida...


7) Roma, arrestate tre maestre per maltrattamenti: offese e colpi alla testa ai bambini di un asilo ad Ariccia (Roma)

Avrebbero maltrattato i bambini dai tre ai cinque anni all’interno di un asilo di Ariccia, alle porte di Roma, le tre maestre e la collaboratrice scolastica arrestate questa mattina dai carabinieri di Velletri. Le quattro avrebbero sistematicamente strattonato e offeso i piccoli, spesso colpendoli anche alla testa.

CRONACA ROMAROMAULTIME NOTIZIE 8 GENNAIO 2019 9:25 di Chiara Ammendola

Maestre arrestate per maltrattamenti in asilo ai Castelli Romani - Pubblicato da Alessia Rabbai
  
Sono tre le maestre arrestate dai carabinieri di Velletri questa mattina con l'accusa di aver maltrattato i bambini di un asilo nel centro di Ariccia, Comune dei Castelli Romani, poco fuori la città. Con loro è stata fermata anche una collaboratrice scolastica. Le quattro che si trovano tutti agli arresti domiciliari sarebbero state individuate grazie alle intercettazioni ambientali e alle riprese video delle telecamere nascoste all'interno dello stesso asilo, delegate dall'autorità giudiziaria: strattoni, insulti, colpi alla testa e umiliazioni quotidiani ai danni di bambini dai tre ai cinque anni.

A inchiodarle immagini e intercettazioni ambientali

L'indagine coordinata dalla procura locale è partita dalle denunce di alcuni genitori dei piccoli, dopo aver notato alcuni lividi sul corpo dei loro bambini e avrebbe fatto emergere un grave quadro indiziario nei confronti delle donne, tutte di età compresa dai 55 ai 65 anni, così come descritto dal giudice per le indagini preliminari che ha firmato l'ordine di custodia cautelare: le quattro sarebbero infatti responsabili di condotte di "sopraffazione sistematica" perpetrate nella loro attività lavorativa su bimbi ospiti dell'asilo.

Forza Italia e Codacons: "Serve videosorveglianza"

"L'elemento importante che emerge da questa brutta storia di maltrattamenti è il ruolo centrale delle riprese video nell'ambito degli accertamenti eseguiti dai carabinieri, a conferma dell'opportunità e dell'urgenza di introdurre sistemi di videosorveglianza nelle strutture che si occupano dei più indifesi, come asili e altre realtà che ospitano anziani o disabili – ha detto la deputata di Forza Italia Annagrazia Calabria – Con la legge a mia prima firma, che è già stata approvata alla Camera a larghissima maggioranza, vogliamo offrire alle Forze dell'Ordine uno strumento in più per individuare e punire condotte così orribili, puntando al tempo stesso sulla prevenzione e sulla formazione. La richiesta per l'introduzione delle telecamere negli asili e scuole elementari arriva anche dal Codacons per "per controllare l'operato del personale scolastico ed evitare abusi e violenze che possono avere conseguenze anche gravi sui minori" commenta il presidente Carlo Rienzi, sollecitando l'iter procedurale della proposta di legge.


Sembra che in Italia, sebbene siano intervenuti parecchi parlamentari in difesa dei bambini e sia stata fatta una legge ad hoc che è stata più volte pubblicizzata a suon di tromba o trombone, ma che non è applicata, i minori vittime di questo tipo di situazioni continuino ad esserci. Le nuove vittime di violenza sono sotto gli occhi di tutti, che però pensano ad altre cose più piacevoli per loro, ma non per le vittime.

Ricordiamo una volta per tutte, che i ricordi sono fatti sprofondare nel subconscio, ma lì restano per sempre e possono riemergere sotto altre forme disturbanti come i ricordi stessi.

Forse bisogna tenere qualche corso ai politici per far presente che sono decenni che stiamo creando soggetti a rischio in nome della nostra dabbenaggine che ci porta a pensare che tutto passa; invece, guarda caso, tutto resta.

Non ci si lamenti poi di soggetti particolari che manifestano violenze di ogni tipo senza prendersi la briga di andare verificare la loro anamnesi, a consultare se andavano all’asilo nido (dico nido, non asilo), dove le maestre sono state denunciate per violenze varie. Certo che si sottace ai casi che sono scivolati via per intervento di qualcuno.

Allora mettiamo questi videoregistratori e poi (altra importante manovra) è prevedere il riscontro psicologico annuale sugli insegnanti, tramite test e colloqui, per poter cogliere così le prime manifestazioni e porvi rimedio.

Senza queste due importanti misure, si lascia alle madri, sollecite, il controllo della salute fisica e psicologica dei loro figli che frequentano gli asili nido, compito sgradito ma necessario per il bene dei loro figli, in modo che i nostri governanti possano continuare a insultarsi a vicenda con la Francia e l’UE.

8) Ancora violenze a Capodanno in tutta Europa, ma giornali e televisioni ce lo nascondono

(da Basta Bugie n. 594 del 09/01/2019 tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata)

Bande di giovani islamici agiscono indisturbati mentre molestano ragazze occidentali e aggrediscono le forze dell'ordine al solito grido (indovinate quale)

di Lorenza Formicola

Ancora una volta l'anno nuovo, per l'Europa, non è iniziato nel migliore dei modi. L'ennesima epidemia di molestie e aggressioni ai danni di forze dell'ordine e donne, oltre che attentati senza troppa eco, hanno inaugurato il 2019.

In Svezia sono stati registrati numerosi incidenti in lungo e il largo il Paese. L'anno è iniziato esattamente come era finito: diciassette auto incendiate a Göteborg, un appartamento andato in fiamme, aggressioni alle forze di polizia e persino alle ambulanze. In diversi posti di Stoccolma i poliziotti si sono beccati anche dei razzi, e alle 4 e 30 del 1° gennaio un uomo è stato accoltellato a Haninge. La cronaca ha lesinato i commenti senza dare troppe spiegazioni del perché di aggressioni alle autorità.

Intanto, dalla Svezia ci spostiamo in Olanda dove - qui sono stati più precisi - polizia e pompieri sono stati aggrediti al grido di "Allahu Akbar", e almeno due persone sono morte per gli scontri. Nel vicino Belgio sono stati appiccati diversi incendi, tra cui a un albero di Natale, nel sobborgo di Molenbeek, popolato da immigrati, che ha visto anche disordini e il saccheggio di una farmacia locale. Anche qui i pompieri che sono arrivati sulla scena sono stati bersagliati da fuochi d'artificio.

La Francia, che è diventata famosa come la Svezia, per i roghi delle auto nel periodo di Capodanno, ha visto almeno 99 macchine incendiate nella zona di Seine-Saint-Denis, appena fuori Parigi, popolata da immigrati, e in tutto sono stati registrati 31 arresti. Altri roghi di auto si sono verificati in diverse altre città francesi, tra cui gli Yvelines, dove sono state distrutte 41 auto a causa di incendi.

L'incidente più grave del nuovo anno è avvenuto, però, a Manchester, dove un uomo è entrato nella stazione ferroviaria di Manchester Victoria e ha pugnalato tre persone, tra cui un ufficiale di polizia, al classico grido di "Allah è il più grande!". La polizia ci ha messo poco per classificare l'incidente come "terrorismo", anche se poi l'attentatore è detenuto "ai sensi della legge sulla salute mentale".

CAPODANNO CON IL BOTTO

Dalla Gran Bretagna ci spostiamo in Germania, il Paese europeo che più di ogni altro sta attraversando il più importante scossone politico degli ultimi dieci anni, preda di politiche immigrazioniste deleterie. L'anno si era concluso con il discorso della cancelliera Merkel. Parlando alla nazione l'architetto della crisi migratoria d'Europa ha chiesto maggiore cooperazione "transfrontaliera" per meglio affrontare il 2019 e le sue sfide principali: terrorismo - quale? - e riscaldamento globale. Ma le vere emergenze si sono imposte sulle chiacchiere in una Germania che non riesce a dimenticare, per esempio, i fatti di Colonia che di anno in anno, in qualche modo, vengono riproposti alle donne tedesche. Se l'anno scorso, infatti, le gabbie costruite nelle varie piazze dove avrebbero dovuto nascondersi in caso di aggressioni di immigrati furono un flop, lo stesso è successo quest'anno.

La Germania è stata difatti recentemente scossa da una nuova puntata della stagione di violenze ad opera di immigrati. Teatro dell'accaduto, una cittadina della Baviera. Pochi giorni fa, un "branco di ragazzi palesemente ubriachi" ha "brutalmente aggredito e malmenato" alcune passanti nel centro di Amberg. I media tedeschi raccontano così l'accaduto e aggiungono che le vittime dell'assalto, circa una "dozzina", hanno "lesioni significative". Subito dopo l'aggressione, la polizia bavarese si è messa sulle tracce dei responsabili. Descritti come "individui di origini arabe", in quattro sono stati arrestati, tutti tra i 17 e i 19 anni e tutti richiedenti asilo. Le violenze di Amberg hanno indotto il ministro dell'Interno federale, l'esponente Csu Horst Seehofer, a proporre una "stretta" nei confronti degli stranieri con un disegno di legge che acceleri le espulsioni.

I DISASTRI DELL'IMMIGRAZIONE INCONTROLLATA

Nonostante la "tolleranza zero" promessa dal ministro federale ai danni degli immigrati, diversi sindaci hanno iniziato ad attaccare duramente l'esecutivo di Berlino, responsabile di avere compreso con troppo ritardo i pericoli connessi all'immigrazione incontrollata. Proprio il primo cittadino di Amberg, teatro delle recenti violenze, si è rivelato uno dei più feroci critici della gestione dei flussi migratori attuata finora da Seehofer e dalla Merkel. Prima delle gravi aggressioni, a Bottrop un uomo si era lanciato con la sua auto contro pedoni, ma se la polizia ha liquidato in breve la cosa come un gesto xenofobo, lo stesso non è stato possibile dirsi dell'aggressione ai pompieri di Barmbek, ad Amburgo, dove in un bar shisha c'era stato un accoltellamento. I vigili del fuoco si sono chiusi a chiave nel veicolo e hanno chiamato la polizia, che è arrivata armata di fucili e mitragliatrici insieme a un'ambulanza che ha portato la vittima in un vicino ospedale.

La fotografia di questo inizio di 2019 in Europa racconta di un fallimento plateale del multiculturalismo, ha denunciato in queste ore, Aaron Cohen, l'esperto di sicurezza nazionale e antiterrorismo a Fox News. "Quello con cui abbiamo a che fare è l'epitome di una politica d'immigrazione fallita", ha detto Aaron Cohen. "Non so in quale altro modo mettere lo stato delle cose altro rispetto al fatto di lasciare un milione di immigrati non conformi nel tuo paese e concedere loro la cittadinanza, pur se così diametralmente opposti al modo in cui vivi, ai valori in cui credi... Stiamo assistendo inermi a simpatizzanti terroristi che crescono e allargano i loro tentacoli in tutta Europa", ha concluso Cohen.


Ecco quello che i media fanno scomparire alla svelta, altro che fake! E Cohen ha ragioni da vendere circa il “fallimento plateale del multiculturalismo”, ma la sparizione della notizia è simbolo dell’intento di “passata la festa gabbato lo santo”. Volta pagine troppo rischiose e che pagheremo, come sempre, anzi pagheranno coloro che sono ridicolizzati quando pubblicano quello che succede.

9) Roma, indagata maestra per maltrattamenti: sculacciate e schiaffi a bimbi di un asilo alla Magliana

Una maestra dell’asilo ‘Pescaglia’ alla Magliana, Roma, è indagata per maltrattamenti nei confronti di bambini dai tre ai cinque anni. Le videocamere e le registrazioni audio hanno mostrato schiaffi, sculacciate e insulti compiuti quotidianamente nei confronti dei piccoli alunni.

CRONACA ROMAMAGLIANAULTIME NOTIZIE 10 GENNAIO 2019 15:38 di Alessia Rabbai

Schiaffi, sculacciate, vessazioni fisiche e psicologiche nell'asilo ‘Pescaglia' alla Magliana, Roma. Una maestra è indagata perché ritenuta responsabile di aver maltrattato bambini dai tre ai cinque anni. Si tratta dell'ennesimo caso di violenza tra le mura scolastiche, ad esserne vittime sono i piccoli alunni, colpiti, strattonati e insultati da chi dovrebbe invece prendersene cura, come gli insegnanti. Questa mattina i carabinieri della Stazione Roma – Villa Bonelli hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione della misura cautelare della sospensione dall’esercizio del pubblico servizio, emessa dal Tribunale di Roma nei confronti di un insegnante del per il reato di maltrattamenti in famiglia aggravato nei confronti dei minori a loro affidati. Il provvedimento cautelare è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma, Elisabetta Pierazzi, al termine di una complessa attività d’indagine diretta dal pool della Procura della Repubblica coordinato da Maria Monteleone.

Le indagini

Le indagini sono partite dalle segnalazioni di alcuni genitori che hanno notato comportamenti strani nei loro bambini e, insospettiti, si sono rivolti ai carabinieri. I militari hanno scoperto le ripetute violenze grazie alle telecamere nascoste nell’aula della sezione ‘Tempo Pieno', dove si svolgono le attività scolastiche. Dalle immagini e dalle registrazioni ambientali è emerso che la maestra maltrattava abitualmente i minori con vessazioni, insulti e percosse. Le indagini hanno permesso di constatare diversi episodi di violenza che l’insegnante compiva, quotidianamente, nei confronti dei piccoli allievi: sculacciate, schiaffi, urla per rimproverare i bambini e di punizioni mortificanti.

Cassino, maltrattamenti in un asilo

Nella mattina di oggi la polizia ha sospeso dall'insegnamento due maestre, di 54 e 63 anni, con l'accusa di maltrattamenti continuati nei confronti di alunni dai tre ai cinque anni. Le maestre trascinavano via di peso i bambini e li colpivano con schiaffi al volto e alla nuca. Oltre alle violenze fisiche, li umiliavano con pesanti insulti: "Ti faccio sputare io per terra, animale", rimproveravano i bimbi e poi li prendevano a schiaffi e li trascinavano via di peso. E ancora: "Ti faccio cadere tutti i denti. Se fai cadere l'acqua è meglio che ti scavi la fossa".

Alessia Rabbai


10) Bari, violenze e umiliazioni sui bambini autistici: arrestate quattro educatrici

Quattro educatrici del centro di riabilitazione “Istituto Sant’Agostino” di Noicattaro sono state arrestate per aver commesso maltrattamenti su bambini affetti da gravi forme di autismo, e quindi indifesi e impossibilitati anche a raccontare quello che subivano.

CRONACA ITALIANA 12 GENNAIO 2019 10:04 di Davide Falcioni

Bari, violenze e umiliazioni sui bambini: le terribili immagini - Pubblicato da Cronaca

Ancora episodi di violenza sui bambini, con l'aggravante che le giovani vittime erano anche autistiche. È accaduto a Triggiano, in provincia di Bari, dove i carabinieri – dando seguito a un'ordinanza del Gip del Tribunale di Bari – hanno arrestato G.M. (42 anni), L.R. (29 anni), S.R. (42 anni) e L.L. (28 anni), tutte residenti in provincia e tutte educatrici presso il centro di riabilitazione “Istituto Sant’Agostino” di Noicattaro, istituto privato convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale. Le donne, che si occupano di percorsi educativi e riabilitativi per bambini affetti da autismo e altre disabilità mentali, sono ritenute responsabili di aver maltrattato i minori disabili a loro affidati.

Le indagini, svolte dalla Stazione Carabinieri di Noicattaro e coordinate dalla Procura della Repubblica di Bari, sono iniziate nel mese di ottobre dello scorso anno, quando una dipendente del centro aveva raccontato ai militari locali di aver assistito a pratiche violente e vessatorie da parte di quattro educatrici ai danni dei minori con problemi di autismo. La lavoratrice aveva fornito informazioni precise e dettagliate, spiegando che quei maltrattamenti in realtà erano iniziati addirittura due anni prima.

In seguito alla denuncia i carabinieri della Stazione di Noicattaro avevano avviato degli approfondimenti avvalendosi anche di telecamere nascoste che hanno permesso di verificare circa 100 episodi di abusi attuati dalle educatrici. In particolare sono emerse violenze fisiche, umiliazioni e minacce ai danni di 9 minori, di età compresa tra i 7 e i 15 anni, tutti affetti da gravi forme di autismo e di conseguenza impossibilitati a comunicare le violenze subite.

Alla fine delle indagini, la Procura della Repubblica di Bari, avvalendosi anche di una consulenza tecnica da parte di uno psichiatra, ritenendo sussistenti le pratiche vessatorie e violente compiute dalle quattro educatrici sui minori ha richiesto ed ottenuto dal GIP gli arresti domiciliari che sono state prontamente eseguiti dai carabinieri.


Sembra impossibile, ma è vero che in una settimana siano stati pubblicati articoli su 5 arresti per maltrattamenti ai soliti bambini tra i tre ed i cinque anni. Da notare che le percosse, le parolacce e i traumi psicologici e fisici subiti dai bambini sono cominciati molto prima e solo dopo l’intervento delle videocamere dei carabinieri sono stati notificati al Provveditore per la denuncia.

Ma con chi abbiamo a che fare nell’esercizio di attività pubbliche ed importanti come la prima scuola cui i bambini accedono: l’asilo? Si leggono le sentenze in America e in Italia per casi analoghi e non c’è paragone. In Italia si parla di mesi o anni di trasferimento in altri istituti, mentre in America sono decine di anni e sospensione di attività in quel settore oltre alla pensione decurtata.

È mai possibile che i delitti commessi in Italia debbano essere coperti da silenzio, come nel caso della foto che compare in chi truffa le persone anziane su tutti i video e queste devono essere tutelate? Lo spieghino i magistrati il perché di questo trattamento di favore riservato alle criminali italiane, che sui media non possono essere menzionate per nome, ma solo tramite le iniziali. Non sono criminali anche queste? E perché vanno tutelate in questo modo?

C’è stata una parlamentare che menziono e ringrazio sempre molto, Annagrazia Calabria, che ha ribadito l’importanza di mettere fine a questo sconcio tremendo per i bambini potenziali futuri disabili o violenti.

La procedura è quella già ribadita decine di volte: VIDEOCAMERE e TEST PSICOLOGICI di controllo all’inizio del rapporto e da ripetersi regolarmente nel tempo.

SE la persona risulta positiva ai TEST, questa non deve avere contatti coi bambini.

Poi, mi sembra di capire che questi soggetti che picchiano (MENANO) non leggano i giornali: in una sola settimana sono stati pubblicati ben cinque casi. Non pensano di smettere anche nell’eventualità di incappare in qualche mamma o papà attenti ai propri figli e che possano notare gli esiti di percosse o cambiamenti di umore, o il fatto di non voler più andare in quell’asilo senza giustificazione o non dormire più e quant’altro, senza che i bambini sappiano spiegarne i motivi?

Parlamentari, svegliamoci! Non lasciamo che sia solo qualche persona singola a parlare. I bambini, qualora non ve ne rendiate conto, sono il nostro futuro e, se questo futuro è anche deviato, non si pensi che il tempo possa guarire tutto. I ricordi restano sempre nel subconscio e riemergono in maniera inaspettata. Si spera sempre che queste situazioni non si ripetano più, ma è poco probabile. È essenziale perdere meno tempo in chiacchiere inutili e pensare al nostro futuro.

11) "Devi piangere, ti svito la testa": bimbi maltrattati all'asilo, sospese due maestre

Le indagini sono scattate grazie alle denunce di alcune mamme dei piccoli. Le indagini degli uomini della Squadra Mobile si sono servite anche di intercettazioni audio e video attraverso telecamere nascoste piazzate nell’istituto. I bimbi trascinati via con la forza, strattonati e colpiti con libri in testa.

CRONACA ITALIANA 18 GENNAIO 2019 10:31 di Antonio Palma

"Devi piangere, ti svito la testa": bimbi maltrattati all'asilo, sospese due maestre

Pubblicato da Cronaca 00:34 / 02:28

Strattonamenti, minacce e urla continue oltre a libri in testa per punire i piccoli dell'asilo che erano a loro affidati. Queste le pesanti accuse nei confronti di due maestre di scuola d'infanzia destinatarie di una misura interdittiva di sospensione dall'attività lavorativa disposta dall'autorità giudiziaria dopo una inchiesta per maltrattamenti in classe condotta dalla polizia di Isernia e coordinata dalla locale Procura della Repubblica. Si tratta di due donne 49 e 58 anni, insegnanti in una scuola dell'infanzia della città molisana di Venafro. Le indagini a loro carico sono state svolte dagli uomini della Squadra Mobile e si sono servite anche di intercettazioni audio e video attraverso telecamere nascoste piazzate nell'istituto.

Proprio dai filmanti registrati sarebbe emerso un quadro di maltrattamenti continui ai danni dei piccoli alunni. Dai video diffusi dalla polizia si vedono le insegnanti che impongono ai piccoli la legge del taglione e cioè di punire i compagni con gli stessi gesti che in precedenza questi avrebbero usato contro di loro, come ad esempio tirare i capelli, mentre loro tengono ferme le vittime. Secondo gli inquirenti il fatto di esortare i bambini a farsi giustizia da soli e a porre in essere comportamenti violenti nei confronti dei compagni creava un clima di paura in classe. Diversi anche i casi di bimbi trascinati via con la forza e colpiti a schiaffi. Gli investigatori hanno rilevato "una situazione allarmante", ha detto il Questore di Isernia, Roberto Pellicone, a margine della conferenza stampa congiunta, con il procuratore Carlo Fucci, il Sostituto Carmela Adricciola e il dirigente della Squadra Mobile, Luigi Vissicchio

Le indagini sono partire a seguito della denuncia di alcune madri che avevano notato comportamenti strani dei figli."Giovani madri si sono rivolte alla Polizia a novembre, poiché' i loro figli di 2 e 3 anni tornando a casa avevano comportamenti anomali e lamentavano atti di violenza a scuola" hanno spiegato gli inquirenti. Da qui l'indagine e le telecamere piazzate in classe per le intercettazioni video ambientali che oggi hanno portato i magistrati a firmare la misura nei confronti delle due delle insegnanti. Le immagini, mostrate in Questura, hanno rivelato "ben 150 episodi di violenza ripetuti. Sono rimaste attive per 20 giorni per verificare che fossero episodi di maltrattamento reiterati" hanno concluso gli inquirenti.

Antonio Palma

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Schifo, schifo, schifo! Mandiamo a casa chi non è in grado di farlo e probabilmente non l’ha mai fatto. Se una maestra ha dei problemi suoi o ha l’ormai famoso burn-out, va aiutata, supportata, senza lasciare che le altre maestre chiudano gli occhi o diano una mano a picchiare i poveri innocenti che non sempre riferiscono ai genitori le botte che prendono.

Stiamo giocando male, molto male, per il futuro, che poi si ritorcerà contro chi ha chiuso occhi ed orecchie per far passare il tempo ed i fatti criminali estremi che non sono poi giudicati come si dovrebbe. Abbiamo un esempio pratico negli USA, dove tali delitti sono presi molto sul serio e puniti come si deve.